Tra realtà e illusioni: salotti dentro un letto, colori chiari, fondali dipinti, ambienti metropolitani. Da Il Corriere della Sera.
Un tavolino che è anche un ventilatore. Una poltrona che nasconde un trolley, al cui interno c' è un letto d' emergenza. Un pouf che diventa aspirapolvere. Ecco il nuovo design mutante progettato da Lorenzo Damiani, un po' designer, un po' inventore per Campeggi. «I miei oggetti nascono dall' osservare i bisogni di casa mia, vivere in uno spazio ridotto aguzza l' ingegno. Nasce la necessità di sopperire alla mancanza di un ripostiglio, di un sottoscala, dove nascondere alla vista elettrodomestici e valigie». Un arredo che si trasforma, che assolve più funzioni, che fa risparmiare spazio. Oggetti camaleontici che cambiano assecondando i bisogni. È questa da sempre la filosofia aziendale di Campeggi. «Mio padre - racconta Claudio Campeggi -, fondò l' azienda negli anni 50, cercando subito di impostare una ricerca per risolvere il problema di spazio che già allora si presentava grave, nelle grandi città del nord, con le ondate migratorie dal sud e la penuria di alloggi. Da allora cinquant' anni di ricerca, premiati quest' anno dal Compasso d' Oro con la Menzione d' Onore per la Ricerca d' Impresa. Un prodotto che riassume i vari percorsi progettuali è On Off Suite di Giulio Manzoni. «È una proposta estrema che riesce però a risolvere in maniera ironica e intelligente lo spazio». Come un contenitore magico, da un letto che si apre nasce una suite. Un tappeto di feltro definisce le misure dello spazio dove sperimentare varie soluzioni. Sollevato il letto ecco comparire un divano che nasconde un tavolo e le poltrone, che contengono le sedie. Completa la suite un fondale dipinto con una cucina immaginaria. Perfetto per monolocali o mini spazi. Sensibili all' argomento spazio, anche i progettisti di Ikea, «L' 80% dei nostri clienti - afferma Lars Petterson, amministratore delegato Italia - vive in città. La maggior parte in appartamenti, con spazi domestici limitati o mal utilizzati». Sarà per questo che alla festa d' inaugurazione dell' ampliamento della sede di Carugate, nel cuore della Brianza mobiliera, sono state presentate proposte di arredo smart dai 18 mq in su. Belle, funzionali, economicamente accessibili ma soprattutto che facilitano la vita anche a chi vive in pochi metri quadrati. Idee progettuali facili, per scoprire e usare spazi nascosti, mobili multifunzionali che moltiplicano lo spazio. Creatività e qualche piccola grande idea.
In questo blog raccolgo e condivido attività, interessi, passioni e provocazioni provenienti dalla rete.
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domenica 30 ottobre 2011
lunedì 10 ottobre 2011
Le 13 cose che ho imparato da Steve Jobs
Guy Kawasaki aveva lavorato col CEO di Apple e ha imparato, tra le altre cose, che il punto d'inizio per cambiare il mondo è cambiare le idee di pochi. Da Il Post.
Guy Kawasaki ha 57 anni, si occupa di investimenti nella Silicon Valley e ha contribuito al successo di Apple nei primi anni della sua esistenza. Iniziò a lavorarci nel 1983 e per circa quattro anni si diede da fare per far conoscere i prodotti della società, lavorando a stretto contatto con Steve Jobs. Ad alcuni giorni dalla sua morte, Kawasaki ha deciso di mettere insieme sul suo profilo di Google+ un elenco delle cose che dice di avere imparato lavorando con Jobs, per «non perdere o dimenticare nessuna delle sue lezioni».
1. Gli esperti non ne sanno niente
Giornalisti, analisti, consulenti, banchieri e guru non sanno fare e quindi danno consigli. Ti sanno dire che cosa c’è che non va nel tuo prodotto, ma non sono capaci di farne uno. Ti possono dire come vendere qualcosa, ma non sanno vendere. Ti possono spiegare come creare grandi gruppi di lavoro, ma sanno gestire a malapena una segretaria. Per esempio, gli esperti ci dissero che i due principali difetti del Macintosh a metà anni Ottanta erano la mancanza del supporto per una stampante a margherita e l’assenza di Lotus 1-2-3; un’altra perla fu il suggerimento di acquistare Compaq. Questo è quello che dicono gli esperti, ma non bisogna sempre dargli retta.
2. I clienti non sanno dirti ciò che vogliono
“Ricerca di mercato Apple” è un ossimoro. Il focus group di Apple era l’emisfero destro del cervello di Steve che parlava all’altra metà sinistra. Se chiedi ai clienti che cosa vogliono, te lo diranno: «Migliore, più veloce e meno caro». Ma una cosa monotona migliorata non ha nulla del cambiamento rivoluzionario. I clienti sanno solo descrivere i loro desideri in termini di ciò che stanno già usando: nel periodo in cui fu introdotto il Macintosh, tutti dicevano di volere computer con MS-DOS migliori, più veloci e meno costosi. La cosa migliore per una startup è creare un prodotto che tu vorresti usare: è quello che hanno fatto Steve e Wozniak.
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1. Gli esperti non ne sanno niente
Giornalisti, analisti, consulenti, banchieri e guru non sanno fare e quindi danno consigli. Ti sanno dire che cosa c’è che non va nel tuo prodotto, ma non sono capaci di farne uno. Ti possono dire come vendere qualcosa, ma non sanno vendere. Ti possono spiegare come creare grandi gruppi di lavoro, ma sanno gestire a malapena una segretaria. Per esempio, gli esperti ci dissero che i due principali difetti del Macintosh a metà anni Ottanta erano la mancanza del supporto per una stampante a margherita e l’assenza di Lotus 1-2-3; un’altra perla fu il suggerimento di acquistare Compaq. Questo è quello che dicono gli esperti, ma non bisogna sempre dargli retta.
2. I clienti non sanno dirti ciò che vogliono
“Ricerca di mercato Apple” è un ossimoro. Il focus group di Apple era l’emisfero destro del cervello di Steve che parlava all’altra metà sinistra. Se chiedi ai clienti che cosa vogliono, te lo diranno: «Migliore, più veloce e meno caro». Ma una cosa monotona migliorata non ha nulla del cambiamento rivoluzionario. I clienti sanno solo descrivere i loro desideri in termini di ciò che stanno già usando: nel periodo in cui fu introdotto il Macintosh, tutti dicevano di volere computer con MS-DOS migliori, più veloci e meno costosi. La cosa migliore per una startup è creare un prodotto che tu vorresti usare: è quello che hanno fatto Steve e Wozniak.
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