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martedì 22 novembre 2011

Twitter, gli hashtag e l’Intelligenza collettiva

A rendere così importante Twitter è l’hashtag, che permette di seguire e indicizzare facilmente ogni discussione, rendendo l'insieme dei contenuti un reticolo dotato di senso. Da Ninjamarketing.it



Twitter sta diventando sempre più centro nevralgico del dibattito sul web. Per certi versi, più di Facebook. Vuoi per la sua natura centrifuga (come sottolineato in un’intervista molto interessante dal collettivo WuMing) vuoi per il fatto che grazie agli hashtag è possibile indicizzare le discussioni.

Nel 2010, ci racconta Laura Larsell nel post “How Hashtagging the Web Could Improve Our Collective Intelligence” la biblioteca del Congresso Americano ha cominciato ad archiviare letteralmente i contenuti prodotti sul sito di microblogging, con la consapevolezza che un giorno tutta questa mole di dati sarebbe stata utile.

Per cosa? Per comprendere se l’interazione prodotta nel mare di trending topic, tweet, menzioni e retweet formasse non un magma senza forma ma una vera e propria struttura intellettiva, quasi una rete formalizzata di pensieri e tendenze.

Un insieme formato da freddure, concetti e citazioni che restituisce di fatto la fotografia di un pianeta in evoluzione.

lunedì 14 novembre 2011

Gli uomini abboccano su Facebook

I maschi sono i bersagli più facili dello scam sui social network: la metà è pronta ad accettare l'amicizia di sconosciuti. Soprattutto se la richiesta arriva da ragazze attraenti. Da Daily Wired.



Sempre la stessa storia: apri la home di Facebook e ti piovono addosso richieste di amicizia da persone che non conosci. Capita a tutti, donne e uomini, ma a quanto pare i maschi sono più inclini a rispondere di sì a dei perfetti sconosciuti. E la tendenza è più forte quando dall'altra parte c'è unadonna attraente. Un comportamento questo, come spiega Mail Online, che renderebbe gli uomini dei facili bersagli per chi vuole sottrarre i loro dati sensibili. Chiunque infatti potrebbe caricare sul profilo Facebook la foto di una bella ragazza, procedere con le richieste di amicizia e poi accedere alle informazioni personali che si condividono di solito con gli “amici”. Insomma, ce lo aspettavamo quasi che gli uomini fossero i più impulsivi, ma la conferma arriva ora da uno studio commissionato dalla software house Bitdefender.

Per capirlo è bastato monitorare il comportamento di 1649 utenti Facebook (maschi e femmine) che vivono tra Stati Uniti e Gran Bretagna. È così emerso che il 64 per cento delle donne rifiuta le amicizie provenienti da sconosciuti, mentre il 45 per cento degli uomini vi si getta letteralmente tra le braccia.


L'articolo continua qui.

Quanto vali sul web? Basta un click per saperlo!

Ecco Klout, un servizio online che aggrega le attività degli utenti sulle piattaforme social e le valuta con un punteggio da1 a100, base a tre parametri: quante persone seguono ogni giorno i tuoi aggiornamenti; quante volte i tuoi contenuti vengono riproposti e condivisi da altri utenti; e il numero di contenuti che vengono condivisi da utenti «influenti». Da Lettura, supplemento domenicale de Il Corriere della Sera.


Se Facebook ha visto la luce in una stanza universitaria e Twitter su un’altalena al parco, Klout — il social network che misura l’influenza online degli utenti — è nato in un ristorante messicano. Nel 2008 un giovane agente immobiliare di San Francisco, Joe Fernandez, bloccato a casa per un’operazione alla mandibola, riesce a comunicare con il mondo solo via pc: «I social media — racconta Fernandez al “Corriere della Sera” — erano diventati la mia fonte primaria di informazioni, il mio bar, l’arena per discutere». È in quelle settimane che per Fernandez diventa fondamentale capire di chi fidarsi online. Il pensiero diventa business il giorno della guarigione quando, all’uscita dallo studio medico, il giovane viene assalito da un desiderio di burritos. «Chiedo su Facebook dove trovare i migliori di New York e, nella scelta, mi affido alle persone che hanno più credenziali per la risposta corretta: numero di “amici” e ridondanza di temi culinari nei contenuti».

Da lì l’idea di progettare uno strumento capace di misurare l’influenza online. Nasce così Klout, un servizio online che contiene un algoritmo capace di aggregare le attività degli utenti sulle piattaforme social — da Twitter a LinkedIn — e valutarle con un punteggio da1 a100. Tre i parametri: quante persone seguono ogni giorno i tuoi aggiornamenti; quante volte i tuoi contenuti vengono riproposti e condivisi da altri utenti; e il numero di contenuti che vengono condivisi da utenti «influenti». Non basta avere migliaia di followers o «amici», bisogna saperli usare. Quello che Azeem Azhar, ceo di PeerIndex, concorrente di Klout nel misurare la reputazione digitale, chiama «Clay Shirky problem».

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mercoledì 9 novembre 2011

Google+ anche per le aziende

Il sito sociale di Mountain View apre finalmente alle imprese e rilancia la sfida a Facebook: le aziende potrebbero integrare G+ con gli altri servizi di Google, una possibilità che Facebook non può garantire. Da La Repubblica.


GOOGLE+ ora è pronto e tende una mano alle aziende: il social network di Big G, che in pochi mesi ha guadagnato 40 milioni di utenti, apre ora i suoi profili (che in questo caso si chiameranno Pages, come in Facebook) anche alle imprese, inasprendo la battaglia con il sito fondato da Mark Zuckerberg.

L'arrivo degli account aziendali sul social network non era scontata. In una prima fase, molti account erano stati chiusi 1, tra cui anche quello di Repubblica.it. Stessa sorte delle aziende anche per molti vip, che si sono ritrovati cacciati (e poi riapprovati) senza un vero motivo. Nei primi mesi infatti, Google scoraggiava l'utilizzo corporate del social network perché si pensava stesse pensando a una versione dedicata, forse a pagamento. "Siamo ancora in una fase iniziale", spiegava Google Italia. "L'accesso al nostro social network non a caso è su invito. Non si tratta ancora di un ambiente aperto a tutti. Normale che molte cose siano in via di definizione".

Ora l'annuncio sul blog ufficiale della compagnia: "Finora ci siamo concentrati nel connettere le persone. Ma vogliamo essere sicuri che possiate costruire relazioni con qualsiasi cosa a cui teniate, dai negozi di quartiere ai brand globali, quindi lanciamo oggi Google+ Pages in tutto il mondo".

Non è un annuncio da poco. Anche perché Google non si accontenta di dare la possibilità di seguire, commentare, condividere e fare +1 (l'equivalente del 'Mi piace' di Facebook) sui contenuti di una Page. La marcia in più di Google è la possibilità di connessione con gli altri servizi di Mountain View, a partire dal motore di ricerca e, in prospettiva, del sistema pubblicitario AdWords.

Ecco Poorsquare, per mangiare e bere gratis

Poorsquare analizza le offerte presenti nel database di Foursquare, le riorganizza per data, tipologia e ubicazione, e le posiziona su una mappa a disposizione dell’utente. Da Panorama.



Sulla homepage compare la figura stilizzata di un ragazzo travestito da miliardario. Smoking, cilindro, capelli arruffati e un cartello di protesta che recita: “Io sono il 99%. Fammi vedere cosa c’è in omaggio”. Messa così, potrebbe sembrare una social campaign in sostegno ai movimenti nati da Occupy Wall Street. In realtà Poorsquare è una web app studiata per trovare offerte gratuite spulciando il database di Foursquare.

Ideato da Jeff Novich e Pinz Pinzler, entrambi ex studenti della Columbia Journalism School, Poorsquare passa in rassegna tutte le offerte presenti nel database di Foursquare, le riorganizza per data, tipologia e ubicazione, e le posiziona su una mappa a disposizione dell’utente. Se ad esempio sei a New York, dalle parti di Central Park, e vuoi procurarti un drink o una colazione gratuita senza scarpinare troppo, ti colleghi a Poorsquare e nel giro di un click scopri che asulla 66esima regalano un bicchiere di champagne ogni 3 check-in su Foursquare. Le ricerche possono essere modificate in modo da trovare solo le offerte omaggioche non richiedono l’acquisto di un altro prodotto, o che possono essere ottenute già al primo check-in. È inoltre possibile cercare le offerte per comitive, e procurarsi caffè gratis o altri sconti presentandosi con un gruppo d’amici.

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lunedì 7 novembre 2011

Le comunità virtuali: utili ma devono essere garantite

Possono essere una fonte di consigli efficaci, oppure rivelarsi pericolosi veicoli di notizie fuorvianti o persino dannose. Da Il Corriere della Sera.



Dopo la dimissione dall' ospedale, pazienti e familiari restano soli, con la necessità di gestire gli effetti collaterali delle terapie o le conseguenze di un intervento chirurgico. La tentazione di cercare risposte su internet è irresistibile e, in questo contesto, i social network come Facebook o le varie "comunità virtuali" possono essere potenti mezzi per distribuire informazioni. Che si rivelino fonti di consigli efficaci, o pericolosi veicoli di notizie fuorvianti e dannose dipende soprattutto da chi li gestisce. Lo dimostra uno studio - presentato a Washington al Congresso annuale di Gastroenterologia, da ricercatori americani della Mayo Clinic - che ha coinvolto 65 pazienti trattati per un tumore dell' esofago. «È difficile per le persone a cui viene diagnosticata questa forma di cancro trovare informazioni utili ad affrontare l' iter di cure che li aspetta - ha spiegato l' autore, Herbert Wolfsen -. Per questo, nel 2008 abbiamo deciso di creare un gruppo su Facebook dove pazienti e familiari possono condividere le proprie esperienze. E dove si danno notizie corrette, ma dal punto di vista e con il linguaggio dei malati». Non a caso la stragrande maggioranza dei discorsi ruota intorno alle soluzioni pratiche per convivere con le conseguenze post-operatorie e i disturbi che, per chi è stato curato di carcinoma esofageo, riguardano soprattutto dieta, nutrizione e difficoltà a deglutire. La community si è rivelata un successo: è come una piazza di un piccolo paese in cui si trova sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere per sentirsi meno soli. E persino meglio, perché chi incontri ha i tuoi stessi problemi e qualche consiglio utile per risolverli. Il tutto "sorvegliato" però da medici.

Arriva Diaspora: parte il web sociale

Diaspora permette di suddividere i contatti in gruppi chiamati aspetti. Solo su Diaspora, gli aspetti fanno sì che le foto, i racconti e gli scherzi siano condivisi solamente con le persone che si desidera. Da Il Sole 24 Ore.


L'attesa è stata messianica. Diaspora, l'anti-Facebook finalmente ha aperto al pubblico: si parte con diecimila nuovi utenti al mese e si va avanti così. Il social network paradiso dei programmatori, nato per essere open source e protettore della privacy parte con molte incognite e una certezza: non darà alcun fastidio a Facebook. Anzi, non c'entra proprio nulla con la "casa" di Zuckerberg. Dopo qualche giorno passato su Diaspora si ha davvero l'impressione di un ambiente pulito, attento più ai contenuti che alle relazioni, più interessi che amici. Ed è proprio questa la prima differenza di rilievo. Per discutere di un tema o condividere un link non è necessario essere amico di qualcuno. Possiamo seguire certi argomenti indipendentemente dalla nostra relazione con chi li scrive. Con una logica alla Twitter, ossia attraverso gli hashtag o più volgarmente i cancelletti seguiti dal tema. La seconda novità, si fa per dire, è la scelta di classificare i propri contatti – che peraltro possono essere importati con facilità da Facebook, Twitter e Tumblr – in base agli ambiti della sua vita. Per esempio, amici, famiglia, lavoro eccetera. Scelta questa unilaterale e non visibile agli altri. Proprio per questo non dissimile dalle cerchie (circles) lanciate da Google+.
Al netto di questa struttura di gestione degli stream, la conversazione e il corollario multimediale si dipanano come in qualsiasi altro social network alla Facebook. Apparentemente qualcuno potrebbe leggerci una contaminazione del meglio dei media sociali esistenti. Ma in realtà non è affatto così. Come hanno più volte spiegato i quattro fondatori di Diaspora, l'intento non è mai stato quello di creare un Facebook o peggio un anti-Facebook, bensì una «rete sociale o una rete di reti». Su Diaspora gli utenti posseggono i propri dati. Sono liberi di prendere un nome di fantasia e di esprimere liberamente le proprie opinioni. Hanno in sostanza il pieno e continuo controllo dei propri dati. I contenuti si possono portare su un server di proprietà dell'utente. Scaricare e caricare a ogni sessione. Inoltre, la piattaforma può migliorare grazie al contributo della rete in una logica come già detto open source.


venerdì 4 novembre 2011

Twitter monitora anche l'influenza

Epidemie di influenza controllate grazia a Twitter. Arriva il "nowcasting" per i social network. Da Il Sole 24 Ore.


Tracciare la diffusione dell'influenza in tempo reale attraverso i messaggi degli utenti dei social network: uno studio dell'università di Bristol mostra che twitter aiuta a monitorare l'evoluzione di eventi sul territorio. Si tratta di un passo verso il "nowcasting", una parola che unisce "forecasting" ("previsioni", in inglese) e "now" (significa "adesso"): il traguardo è di capire se le segnalazioni di chi partecipa alle reti sociali online siano utilizzabili per stime accurate di ciò che sta accadendo in aree geografiche delimitate.

I ricercatori dell'ateneo inglese hanno archiviato cinquanta milioni di "tweet" inviati in Gran Bretagna. Dove gli utenti di twitter scrivono, per esempio, se hanno un raffreddore oppure qual è il loro umore, anche attraverso le emoticon come " :-) ", per indicare uno stato di felicità con segni grafici che simulano un sorriso. Gli autori dello studio, Nello Cristianini e Vasileios Lampos, hanno confrontato le informazioni con le statistiche della salute pubblicate nel Regno Unito che rilevano i casi di influenza. E hanno scoperto che twitter è utilizzabile per osservare l'evoluzione di un evento, le sue dimensioni e il suo momento d'inizio. Può diventare, quindi, un indicatore che contribuisce a elaborare previsioni, come evidenzia il loro progetto su internet, Geopatterns. È un risultato che conferma le conclusioni di un altro recente paper della Johns Hopkins University su due miliardi di tweets.


lunedì 24 ottobre 2011

Utenti di Facebook , siamo tutti paganti ...

L'iscrizione al social network non costa nulla, ma la nostra presenza sul sito è ripagata abbondantemente agli azionisti. Sul web bisogna abituarsi a essere sia clienti, sia prodotto. Da La Stampa.





Molti utenti di Facebook hanno protestato per le modifiche dell'interfaccia operate a fine estate. Ritenevano un oltraggio non essere stati interpellati. Altri, invece, hanno bacchettato gli “indignados” del network perché a caval donato, si sa, non si guarda in bocca. Insomma, Facebook è gratis, e ti lamenti pure? E' indiscutibile che nessun iscritto al social network debba sborsare alcunché per accedere ai servizi, ma è proprio vero che Facebook è gratis? Ira Winkler, presidente dell'Internet Security Advisors Group e autore del libro Spies Among Us (Spie tra di noi) non è di questo avviso.

Secondo l'esperto di sicurezza informatica, gli utenti pagano con due monete preziosissime: il loro tempo e la proprietà intellettuale sui loro dati. E guarda caso, sono esattamente le monete di cui Facebook ha più bisogno, quelle che può trasformare, senza troppo sforzo, in vera moneta sonante. Winkler, in un articolo di Computerworld USA, invita a quantificare il valore del proprio tempo con autentico spirito americano: tutti i minuti trascorsi sul sito di Mark Zuckerberg sono sottratti a lavoro, iniziative, manutenzione casalinga. Attività per cui, forse, si sarà costretti a pagare altri (lavare un auto, appendere mensole e così via). Si tratta, in ogni caso, di un tempo prezioso, che si trascorre a fare clic sui link di Facebook. E ogni clic fa aumentare il valore delle inserzioni sul social network e frutta dollari su dollari. Ma c'è un altra moneta, secondo l'esperto americano, se possibile ancora più preziosa, che gli iscritti versano con generosità: “tutti i contenuti forniti a Facebook gratuitamente”.

venerdì 14 ottobre 2011

Il fallimento di Google+??

Un ingegnere di Google ha messo online per errore una lunghissima serie di considerazioni su Google+  in cui è molto severo sulla qualità del prodotto e sulle sue chances. L’articolo è stato ritirato ma ormai aveva fatto il giro della rete, e sarà un incidente non da poco nell’immagine di Google+. La storia è raccontata su Punto Informatico.


Un ingegnere software di Google ha per sbaglio condiviso una dissertazione da 4.578 parole sui fallimenti della sua azienda: con pensieri particolarmente critici nei confronti di Google+, l'ultimo tentativo in ordine di tempo di esordire nel settore dei social network da parte di Mountain View.

Steve Yegge si era sfogato con un lungo scritto destinato ad una cerchia interna a Mountain View, ma per uno sbaglio attribuito - ironia della sorte - alla sua non esperienza con Google Plus, l'ha divulgato pubblicamente: "Google+ - scrive proprio sul social network - è il primo esempio del nostro completo fallimento nel capire le piattaforme dal più alto livello (ciao ciao Larry, Sergey, Eric e Vic) fino al più basso (ciao a te)". La "regola d'oro", spiega quindi, è quella di affidarsi al proprio "mangime", mentre Google+ non sarebbe altro che un "ripensamento patetico" e "una reazione istintiva" al successo di Facebook.

Secondo Yegge, che cerca di fare un ragionamento su cosa manca al prodotto a cui sta lavorando, invece, Facebook ha successo non tanto perché ha un grande prodotto, quanto perché ha creato un'intera costellazione di prodotti lasciando fare il lavoro agli altri: il rilascio delle proprie API sarebbe il fattore di successo che manca a Google che ha esordito con il suoplus senza rilasciarne delle proprie o comunque con una prospettiva inversa, cioè reagendo alle necessità espresse dalla comunità, invece di lasciar nascere le soluzioni insieme alle domande direttamente dalla community.

martedì 11 ottobre 2011

Social network per trovare lavoro: facebook batte linkedin

Prendersi cura del proprio profilo Facebook può essere più redditizio del curare quello su Linkedin. Il raccconto su Il Sole 24 Ore.



Che le piattaforme social abbiano peso anche nella vita professionale non è una novità, lo dimostra Linkedin che, con i suoi 115milioni di iscritti, è uno strumento usato di frequente da quei datori di lavoro che sono alla ricerca di figure professionali da inserire in posizioni esecutive. Lo strumento preferito diventa però Facebook quando i datori di lavoro cercano nell'ambito scolastico o universitario chi si annuncia per la prima volta al mondo del lavoro. Facebook entra sempre più nelle grazie anche degli head-hunters.

Questo sorpasso, a modo suo ha un risvolto interessante e storico, evidenziato da uno studio commissionato e in parte condotto da Potentialpark, società svedese specializzata negli studi sulla ricerca del personale che si è posta la domanda sul dove cercare i nuovi talenti. I risultati di questa indagine, non ancora pubblicati, sono stati parzialmente anticipati dal sito Mashable.

Lo studio è stato condotto su 30mila studenti sparsi ovunque sul globo e su 500 aziende con base in America, in Europa e in Asia. Il risultato a livello europeo è a favore di Linkedin, giacché il 48% degli intervistati giudica Facebook "il posto sbagliato dove cercare". Risposta che appare davvero scontata, soprattutto perché la tanto decantata privacy che, più di una volta a fatto sobbalzare Zuckerberg sulla sedia, ora si rivolta contro tutti gli utenti che hanno blindato il proprio profilo, sbattendo così la porta in faccia anche a chi vorrebbe consultarlo per una valutazione professionale.


mercoledì 5 ottobre 2011

Con linkedin si trova lavoro???

Il valore delle reti sociali non sta nell’accumulo e nella quantità di ‘nodi’, ma negli scambi che avvengono attraverso i vari legami. Se le infrastrutture possono essere governate, i flussi di informazioni prendono spesso direzioni impreviste. Da Il Corriere della Sera.


Dopo Facebook e Twitter, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha visitato LinkedIn, per discutere l’American Jobs Act. Ai dipendenti e membri di LinkedIn che lo interrogavano sul futuro del lavoro, Obama ha offerto una sola ricetta: la formazione. Pur parlando dal tempio del capitale sociale, le sue riflessioni hanno ribadito la centralità del capitale umano.

E’ l’ennesimo segnale della crisi. Quando il lavoro c’è, ci si preoccupa dell’opacità del mercato del lavoro e dei meccanismi per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Con un tasso di disoccupazione superiore al 9%, le priorità sono altre: creare nuova occupazione e riqualificare i lavoratori espulsi dai settori maturi.

I business social network, nati come costola professionale dei social network ‘ludici’, faticano a riposizionarsi rispetto a questi cambiamenti: si limitano a declinare in ottica lavorativa le funzionalità offerte da Facebook, a cui aggiungono uno spazio dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Gli utenti che si iscrivono con l’obiettivo di trovare lavoro, di rado lo raggiungono.

Sono i social network le nuove piazze d'affari

Le aziende nel mondo puntano sempre di più su Facebook, You Tube, Twitter per fare business. Grazie ai social network le compagnie incontrano più facilmente e direttamente i propri clienti e possono farsi, ricevere critiche utili a migliorare il prodotto, capire i gusti dei potenziali acquirenti e attuare campagne mirate. Da le Guide di Affari e Finanza.



Facebook, You Tube, Twitter. Sempre più aziende nel mondo credono nell’utilità di queste grandi piazze virtuali per fare affari. Attraverso i social network le imprese possono incontrare il cliente e farsi pubblicità, ricevere critiche utili a migliorare il prodotto, capire i gusti dei potenziali acquirenti e attuare campagne mirate. 

E’ possibile persino chiudere compravendite online su siti di social e-commerce come Groupon. Il fenomeno sta crescendo così tanto che la società di ricerca Gartner è convinta che entro il 2014 il 20 percento delle comunicazioni professionali avverrà tramite i social media anziché attraverso gli strumenti convenzionali. E che entro il 2015, quattro aziende su cinque subiranno perdite di redditività se non saranno in grado di supportare un servizio al cliente Webbased su dispositivi mobili come smartphone o tablet. Eppure in Italia manager e imprenditori non sembrano del tutto convinti delle potenzialità del social networking, secondo uno studio della Sda Bocconi, presentato mercoledì scorso a Milano durante Social Media Week 2011.

sabato 1 ottobre 2011

Facebook cambia faccia, arriva il “Timeline”

Il social network, che ad oggi conta 750milioni di iscritti, annuncia un nuovo layout entro il 4 ottobre. Si tratta della "Timeline", un sistema cronologico che inserisce tutti i dati in modo da ricostruire ogni anno della nostra vita. Molte le critiche e qualche rischio per la privacy. Da Il Fatto Quotidiano.

Nell’epoca dei social media gratuiti esiste un prezzo da pagare che vale più di un addebito sulla carta di credito. Si tratta della privacy e dei dati personali che le piattaforme online raccolgono ogni giorno mentre gli utenti postano le foto dei propri amici o segnalano post interessanti.Facebook, la piattaforma 2.0 che oggi conta 750milioni di iscritti, di cui 500milioni accedono tutti i giorni, ha lanciato un segnale preciso in questa direzione con l’annuncio del nuovo layout che sarà ultimato il 4 ottobre. Si tratta di Timeline, tradotta in italiano con “Diario”, in cui i contenuti che già abbiamo pubblicato saranno ordinati in senso cronologico, e in una pagina sola sarà possibile vedere il nostro presente e risalire facilmente ai dettagli del nostro passato online. Per questo sul sito ufficiale definiscono la nuova interfaccia “la storia della tua vita, raccontata con un profilo tutto nuovo”, molto vicina per struttura e completezza a una carta di identità digitale.

venerdì 30 settembre 2011

L'umore del mondo

I ricercatori della Cornell University lo hanno individuato analizzando i messaggi inviati su Twitter da 2,4 milioni di persone, arrivando a interessanti risultati. Da Il Post.


Ogni giorno decine di milioni di persone condividono link e dicono di che umore sono su Twitter. In molti casi si tratta di informazioni superflue o che interessano un numero ristretto di iscritti, ma se gli stessi dati vengono messi insieme e analizzati possono fornire del buon materiale per uno studio sociologico su larga scala. I ricercatori della Cornell University Scott A. Golder e Michael W. Macy hanno da poco pubblicato sulla rivista scientifica Science i risultati di una interessante ricerca sociologica su Twitter, che dimostra quanto siano comuni e simili i nostri cambiamenti di umore nel corso della settimana e delle singole giornate.

I ricercatori hanno analizzato i tweet pubblicati da oltre 2,4 milioni di iscritti al social network in 84 paesi del mondo, andando alla ricerca dei messaggi contenenti alcune parole chiave come “grandioso”, “che schifo” e le emoticon. Per lo studio sono stati utilizzati quattrocento tweet in inglese per ogni utente, inviati in un periodo di tempo compreso tra il febbraio del 2008 e il mese di gennaio del 2010.

Google + cresce dopo l'apertura a tutti

I dati di traffico della prima settimana dall'apertura generale a tutti gli utenti del social network di Google mostrano una crescita a tre cifre. Ma Facebook resta il leader dei social network. Un'analisi dal Sole 24 Ore.




Certo, il peso specifico rispetto ai concorrenti del calibre di Facebook o Twitter è ancora particolarmente esiguo. 
Tuttavia, la decisione presa da Google la scorsa settimana di aprire a tutti gli utenti l'accesso a Google+ si sta rivalendo vincente.

Secondo le valutazioni rilasciate dalla società di ricerca statunitense Experian Hitwise la scorsa settimana la quota di mercato del social network di Google è cresciuta del 1.269 per cento.
Nella settimana chiusa il 24 settembre scorso il sito ha totalizzato qualcosa come 15 milioni di visite, posizionandosi dunque nella top ten dei social network più popolari.
Una crescita importante, che se da un lato non mina certo la popolarità di Facebook, attestato a 1,8 miliardi di visite in una sola settimana, di certo mette Google+ in predicato di competere alla pari con altri siti come Linkedin o MySpace.

L'articolo continua qui.