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mercoledì 2 novembre 2011

Google e Apple ora duellano sulla TV del futuro

Google Tv vara la seconda generazione, Apple scommette sui comandi vocali. Da Il Sole 24 Ore.

Film. Documentari. Concerti. Show. Google Tv rilancia la sua piattaforma software interattiva (finora non un grande successo, per usare un eufemismo) dedicata alla televisione. Che diventa una porta di accesso per scoprire i video su Youtube, Netflix, Amazon e altri archivi online. In questo modo punta sulla "coda lunga": è l'insieme di tanti canali accessibili attraverso il collegamento a internet che uniscono produzioni professionali e amatoriali, generaliste e di nicchia. Gli spettatori possono partecipare anche attraverso le applicazioni software, come già accade su cellulari e tablet.

Procede a piccoli passi. Finora è utilizzabile da televisioni Sony e attraverso un dispositivo di Logitech da collegare a internet che, però, non ha avuto successo sul mercato degli Stati Uniti e il prezzo è stato dimezzato a cento dollari. Può contare sul sistema operativo Android 3.1, più veloce rispetto al precedente. Google ha accelerato negli ultimi mesi: in estate ha acquistato Motorola, tra i principali produttori mondiali di "set top box" per tv. E di recente ha annunciato cento canali video originali con YouTube.

mercoledì 26 ottobre 2011

L'Android Market supera l'App Store (per numero di download)

Google ha un approccio più leggero verso gli sviluppatori che caricano nel Market demo o versioni di testing e incomplete dei programmi (spesso non sono ultimati e, quindi, vengono cancellati) mentre a Cupertino permangono criteri più rigidi nella selezione delle apps, di cui sono per esempio bandite le versioni multiple di prova. Da Il Sole 24 Ore.



Se il predominio negli smartphone passa attraverso la disponibilità (e la qualità) delle applicazioni è indubbio che Google sia oggi nella condizione di poter alzare la voce al cospetto di Apple. La forza dell'ecosistema di Cupertino (apps, iPhone, esperienza d'uso) non è in discussione ma la crescita registrata da Android, anche sotto il profilo della capacità di attrarre sviluppatori e utenti, è evidente.

E lo dicono i numeri. Stando per esempio ai dati resi noti da Abi Research, nel corso del secondo trimestre il negozio virtuale di Mountain View ha superato per numero di download effettuati l'App Store della Mela: il 44% di tutti i programmi scaricati dagli utenti sui propri telefonini da aprile a giugno è attribuibile infatti all'Android Market, contro il 31% raggiunto dallo store della Mela. Il restante 25% delle apps è stato quindi "pescato" dai negozi delle varie Amazon, Nokia, Microsoft e Research in Motion. Il forte incremento delle vendite di smartphone androidi ha naturalmente contribuito al "clamoroso" sorpasso ma a confortare i vertici di Cupertino c'è il dato che riguarda il numero di download effettuati da ogni utente, visto e considerato che ad ogni dispositivo iOs venduto corrispondono circa 2,4 prodotti basati su Android (ed entro il 2016, stando alle previsioni, tale rapporto sarà di 3:1).


Chi guida il mercato dei Tablet?

Android vale un quarto del mercato tablet, ma l'iPad domina incontrastata, anche nelle aziende. Da Il Sole 24 Ore.



Il sistema operativo mobile di Google cresce, quello di Apple perde leggermente terreno: la rivalità fra i due giganti hi-tech californiani nei tablet si potrebbe, dati di market share relativi al terzo trimestre alla mano, sintetizzare superficialmente così.

Più nel dettaglio, i dati sono quelli resi noti nelle scorse ore da Strategy Analitics, Android vanterebbe oggi una quota di venduto su scala globale pari al 27% (per un totale di 4,5 milioni di unità) con un incremento del 2,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno mentre l'iPad della Mela si assesterebbe oggi al 67% (in virtù degli 11,1 milioni di pezzi venduti dalla casa di Cupertino) rispetto al 96% di share esibita lo scorso ottobre.


Quello che è in bilico, secondo Strategy Analytics, è invece il futuro predominio di Samsung nell'ambito dell'universo Android: l'ingresso in scena di Amazon con il suo Kindle Fire (in vendita a 199 dollari) potrebbe infatti cambiare i rapporti di forza oggi consolidati e premiare il gigante dell'e-commerce se questo riuscirà come previsto dagli analisti 15 milioni di unità entro il 2013.

Dagli analisti sono quindi arrivate due conferme: i Galaxy Tab di Samsung, accreditati di una quota complessiva di mercato del 9%, sono di gran lunga i tablet Android più venduti mentre la tavoletta di Apple monopolizza o quasi la domanda dell'utenza aziendale. A rompere nel 2012 gli equilibri (per altro ampiamente preventivati) di questo settore, ed a favore della piattaforma di Google, potrebbe essere l'avvento di Android 4.0 "Ice Cream Sandwich", che potrebbe convincere numerosi utenti a preferire i dispositivi e le apps del mondo androide sfruttando la propria natura di piattaforma universale per tablet e smartphone.

lunedì 24 ottobre 2011

Il lato oscuro delle applicazioni per smartphone

Tremano gli operatori telefonici tradizionali grazie ai messaggini gratis di iMessage e Whatsapp. Però ci perde anche la privacy e i clienti vengono "venduti" ai pubblicitari. Da La Stampa.



Né Sms né chat. La terza vita dei messaggini inizia con l’icona verde di una cornetta che lampeggia sullo schermo del cellulare: il segnale di posta in arrivo. Un pugno di bit che corrono via Internet ma hanno l’aspetto rassicurante del caro, vecchio Sms grazie ad applicazioni come «Whatsapp» e «iMessage», software che aggirano i costi dell’operatore telefonico e si appoggiano unicamente alla rete Web. Nessuna rivoluzione, ma un balzo veloce verso la telefonia del futuro, secondo il New York Times, che intona il requiem per i messaggini di testo a vent’anni esatti dalla comparsa. Un salto nel vuoto, invece, per chi si occupa di privacy e concorrenza. Di sicuro c’è che per portare le app sotto i riflettori c’è voluto lo zampino di Apple. Perché l'ultimo tesoretto lasciato da Steve Jobs è il servizio «iMessage»: un sistema di messaggistica senza limiti di spazio che permette di comunicare con gli altri telefonini della mela. Niente di particolarmente innovativo: esisteva da almeno un anno. Ma la svolta è che sull’iPhone 4s «iMessage» è di serie e, di conseguenza, gli oltre 4 milioni di utenti che hanno acquistato il cellulare nella sua prima settimana di vita hanno iniziato ad usarlo senza neppure fare la fatica di installarlo. Il fratello gemello, che gira su tutti gli smartphone ma va scaricato dalla rete, si chiama «Whatsapp»: costo zero per il primo anno, meno di 2 dollari per il secondo. L’hanno già scelto in 20 milioni, scrive l’informatissimo sito Paidconten. Ma la lista delle applicazioni è infinita: da «Viber» ai servizi di BlackBerry fino all'italianissimo «Skebby». Programmi che sfruttano tecnologie diverse per lo stesso fine: connettere gli utenti dribblando i costi degli Sms tradizionali.


martedì 18 ottobre 2011

Smartphone: Android domina nei sistemi operativi, Apple nei dispositivi

La piattaforma di Google ha il 40 per cento del mercato mondiale del cellulari evoluti. E in futuro potrà consolidare il suo primato, dicono gli analisti. Ma la casa di Cupertino è il più grande costruttore. E Windows Phone potrebbe rilanciare Nokia, il gigante in crisi. Da La Repubblica.


Qualche punto di percentuale in più o in meno, ma le società di analisi concordano: il sistema operativo Android ha ormai conquistato il potere nel mercato degli smartphone, e così sarà anche negli anni a venire.

La piattaforma di Google - secondo la società IDC - si appresta a superare il 40% di market share nel secondo quadrimestre dell'anno in corso: avrebbe il 39%, seguita da Symbian (il 20%), iOs (18%), Blackberry Os (14%) e Windows (4%). Il tutto a fronte di un numero di dispositivi venduti da maggio ad agosto 2011 che ammonta a 106 milioni di pezzi.

E se gli analisti di Gartner danno Android nello stesso periodo al 43 % (e Windows al 2%), c'è chi vede già ora il sistema del robottino verde ancora più avanti in un mercato che cresce di oltre il 70 per cento all'anno: la società Canalys, relativamente al secondo trimestre dell'anno, la dà al 50%, con il primato in ben 35 dei 56 paesi interessati dal rilevamento. C'è poco da fare: Android va come un treno e a spingerlo sono soprattutto i mercati emergenti, Asia in particolare.

Anche Apple sorride, e ne ha tutti i motivi. Può vantare il primato come produttore individuale nel settore degli smartphone: detiene infatti il 19%. Le vendite della nuova versione dell'iPhone - che ha stabilito il nuovo record con
un milione di prenotazioni in appena 24 ore 1 - dovrebbero spingerla ancora più in alto. Alle spalle di Apple c'è Samsung (17%), che può' esibire una crescita del 421% rispetto all'anno scorso, grazie soprattutto alla fortunata serie del suo Galaxy S II. Seguono Nokia (16%), Rim e Htc (entrambe con il 12%).

martedì 11 ottobre 2011

Rock 'n' Jobs

Steve e quell’ultimo modo scelto dal mago della Apple per dare un brivido sexy alla nostra vita. Da Il Foglio.


La tecnologia è stato l’ultimo rock’ n’ roll.Qualcosa che trasmetteva il brivido e l’eccitazione della gioventù. La morte di Steve Jobs, dopo lunga e invincibile malattia, diventa un passo decisivo nella sbrigativa storicizzazione del fine Novecento, perché il distacco, il divario s’allarga, eppure il nostro stile di vita del presente affonda le radici e le origini principalmente lì, non certo più nelle euforie anni Sessanta. Lì la nostra esistenza e la nostra figura sociale hanno acquisito la nervatura (tecnologica) che oggi ne organizza l’indispensabile connessione sociale. Lì il concetto di rete virtuale permanente ha ridefinito il senso e la geografia della comunità, soppiantando le questioni di censo e rendendo la vita un’esperienza d’infinito contatto.

Steve Jobs risiede al centro di questo disegno civile e per questo va fatto santo subito e del resto il procedimento s’è avviato per proliferazione spontanea, per unanime acclamazione popolare. Però è anche vero che il commiato dal grande fondatore contiene una cifra d’insopprimibile malinconia con la quale tanti faranno i conti, nel retrobottega delle proprie occupazioni abituali. Fa paura il vuoto lasciato dalla convergenza tra l’intelligenza visionaria di Jobs e la sua capacità di concretizzare le intuizioni, trasformandole da aura di mistico progresso in fantastici gadget, dotati di un rigenerativo, misterioso potere spirituale. E viene a mancare il suo modello, quel suo vivere dentro la tecnologia senza la pretesa d’essere il miglior tecnico del mondo (nei giorni eroici era stato un fenomeno anche in quello), immergendosi nella digitalizzazione come in un’esperienza religiosa, dove l’invenzione diventa la miracolosa manifestazione del futuro, il progresso che si fa cosa, al termine di un percorso di volontà ed eccellenza. Jobs ormai si era elevato al di sopra dell’essere il genio della telematica, verso un ruolo profetico, di potere e rilievo superiore a quello dei capi assoluti della politica e delle confessioni del pianeta, confermando il superamento dell’età della politica e della contrapposizione dei pensieri a favore di un’epoca di comunione verso una possibile felicità, il cui combustibile è rappresentato proprio dalla chance tecnologica.


lunedì 10 ottobre 2011

Le 13 cose che ho imparato da Steve Jobs

Guy Kawasaki aveva lavorato col CEO di Apple e ha imparato, tra le altre cose, che il punto d'inizio per cambiare il mondo è cambiare le idee di pochi. Da Il Post.



Guy Kawasaki ha 57 anni, si occupa di investimenti nella Silicon Valley e ha contribuito al successo di Apple nei primi anni della sua esistenza. Iniziò a lavorarci nel 1983 e per circa quattro anni si diede da fare per far conoscere i prodotti della società, lavorando a stretto contatto con Steve Jobs. Ad alcuni giorni dalla sua morte, Kawasaki ha deciso di mettere insieme sul suo profilo di Google+ un elenco delle cose che dice di avere imparato lavorando con Jobs, per «non perdere o dimenticare nessuna delle sue lezioni».

1. Gli esperti non ne sanno niente
Giornalisti, analisti, consulenti, banchieri e guru non sanno fare e quindi danno consigli. Ti sanno dire che cosa c’è che non va nel tuo prodotto, ma non sono capaci di farne uno. Ti possono dire come vendere qualcosa, ma non sanno vendere. Ti possono spiegare come creare grandi gruppi di lavoro, ma sanno gestire a malapena una segretaria. Per esempio, gli esperti ci dissero che i due principali difetti del Macintosh a metà anni Ottanta erano la mancanza del supporto per una stampante a margherita e l’assenza di Lotus 1-2-3; un’altra perla fu il suggerimento di acquistare Compaq. Questo è quello che dicono gli esperti, ma non bisogna sempre dargli retta.

2. I clienti non sanno dirti ciò che vogliono
“Ricerca di mercato Apple” è un ossimoro. Il focus group di Apple era l’emisfero destro del cervello di Steve che parlava all’altra metà sinistra. Se chiedi ai clienti che cosa vogliono, te lo diranno: «Migliore, più veloce e meno caro». Ma una cosa monotona migliorata non ha nulla del cambiamento rivoluzionario. I clienti sanno solo descrivere i loro desideri in termini di ciò che stanno già usando: nel periodo in cui fu introdotto il Macintosh, tutti dicevano di volere computer con MS-DOS migliori, più veloci e meno costosi. La cosa migliore per una startup è creare un prodotto che tu vorresti usare: è quello che hanno fatto Steve e Wozniak.



L'articolo continua qui.

giovedì 6 ottobre 2011

Quando design e genio si incontrano

L'amore per la perfezione assoluta. L'attenzione estrema al design. L'ossessione per i dettagli. E una visione del mondo che va ben oltre l'informatica. Il fondatore della Apple appena scomparso era un passo sopra tutti gli altri. Ed è destinato a diventare un punto di riferimento per le prossime generazioni. Da l'Espresso.



Nel corso dei primi anni Ottanta, Steve Jobsviveva in una casa quasi del tutto sprovvista di mobilia, dato che non era in grado di tollerare mobili scadenti. Dormiva su un materasso, circondato da alcune enormi stampe fotografiche. A un certo punto si comprò un pianoforte a coda tedesco, nonostante non lo sapesse suonare, solo perché gli piaceva il suo design e il modo in cui era stato realizzato.

Quando John Sculley gli fece visita, rimase scioccato dall'aspetto trascurato dell'appartamento. Sembrava una casa abbandonata, soprattutto se confrontata con le curatissime abitazioni che la circondavano. "Mi dispiace, ma non ho molti mobili", si scusò Jobs, "non ci ho ancora pensato".

Per Jobs fare acquisti rappresenta un problema. "Finisco per non comprare un sacco di cose", ha detto una volta, "perché le trovo ridicole". Quando non può fare a meno di comprare qualcosa, l'operazione può risultare complessa. Nella necessità di dotarsi di una lavatrice nuova, ad esempio, Jobs coinvolse la propria famiglia in un dibattito di due settimane su quale modello scegliere. La decisione non fu presa dopo una rapida occhiata a prezzo e caratteristiche, come farebbe la maggior parte delle famiglie. Al contrario, la discussione affrontò temi come il confronto tra design americano ed europeo, la quantità di detersivo consumato, la velocità di lavaggio e l'usura dei capi di vestiario.

La grande questione della lavatrice può sembrare eccessiva, ma Jobs applica gli stessi valori - e lo stesso processo - allo sviluppo dei suoi prodotti. 

L'articolo continua qui.

Jobs è ossessionato dai dettagli, è un perfezionista maniaco e rompiscatole che manda fuori di testa i suoi collaboratori con le sue puntigliose richieste. Ma là dove alcuni vedono un perfezionismo impossibile, altri scorgono l'aspirazione all'eccellenza.
Steve Jobs e' morto, a 56 anni. Durante una carriera durata oltre trent'anni, Jobs ha trasformato la Silicon Valley e ha gettato le basi della moderna industria dell'high tech, contendendo la scena agli altri pionieri del settore come Bill Gates e Larry Ellison, i fondatori di Microsoft e Oracle. La notizia e' arrivata in un comunicato di Apple ieri: "siamo profondamente rattristati di dover annunciare che Steve Jobs ci ha lasciati". Un approfondimento da La Stampa.


Bisogna rileggere il discorso che fece nel giugno 2005 all’Università di Stanford per capire perché Steve Jobs sia uno degli uomini più importanti di questo secolo.

Non è solo per quello che ha inventato, gli apparecchi come l’iPhone, l’iPod e l’iPad che hanno cambiato il nostro modo di comunicare, di informarci, di ascoltare musica, di vedere un film. È anche per quel tipo di approccio alla vita che le grandi menti fanno proprio e che lui stesso spiegò molto bene, nel giorno della loro laurea, agli studenti di Palo Alto. «Siate affamati, siate folli disse ai ragazzi -. Credete sempre in qualcosa e alla fine guardandovi indietro scoprirete che la vita è fatta di puntini che si sono uniti. Dovete sempre avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire».

L’uomo che ha cambiato le nostre vite spiegò proprio in quel discorso come il percorso dei suoi puntini sembrasse figlio del caos e sicuramente destinato alla rovina, se la fiducia non avesse rimesso le cose a posto. Steve Jobs è nato il 24 febbraio del 1955 a San Francisco, figlio di una studentessa di college non sposata. Di lei non sappiamo nulla, ma aveva sicuramente carattere. Non solo decise di far nascere il bambino, ma chiese di lasciarlo in adozione solo ad una coppia di laureati, gente che capisse l’importanza dell’istruzione e lo mandasse all'università.

mercoledì 5 ottobre 2011

Arriva il nuovo iphone, versione 4s


Gli utenti Apple erano pronti per l'arrivo dell'Iphone 5. Invece arriva l’iphone 4 potenziato, con comandi vocali che gestiscono tutto, dagli appuntamenti a internet alla scrittura di sms ed email. Il nuovo ceo, Tim Cook, sarà meno visionario di jobs, ma e’ più attento a come sfruttura tutto il potenziale di mercato, primo di presentare un dispositivo di nuova generazione. Attenzione all'arrivo della nuova versione di Android. Da Dagospia.

TIM COOK LANCIA IL NUOVO IPHONE 4All'indomani del lancio dell'ultimo iPhone sono decine le analisi sul perché la Apple non abbia presentato la versione numero 5 del Melafonino come tutti si aspettavano, limitandosi a un upgrade dell'iPhone4 (l'iPhone 4S). Secondo Mashable, uno dei siti più specializzati del settore, la decisione è perfettamente in linea con l'indole del nuovo Ceo di Cupertino Tim Cook, meno visionario e apparentemente meno geniale di Steve Jobs ma più pragmatico e attento alle dinamiche del mercato.
Per un iPhone 5, in altre parole, era ancora presto: un iPhone 4 notevolmente potenziato e con comandi vocali avanzati attrarrà chi oggi possiede ancora l'iPhone 3GS e nuovi curiosi. L'iPhone 5, di cui esiste certamente già un prototipo, arriverà al momento opportuno per essere comprato da chi oggi possiede la prima versione del 4. A Cook non interessa cosa si aspettassero di vedere i melamaniaci, guarda ai cicli commerciali di prodotti. Una strategia rischiosa? Sì, perché rischia di creare un vuoto in cui potrebbe cercare di infilarsi Android.
Cook è convinto della fedeltà dei fan, ma almeno un accenno scherzoso e furbastro alle aspettative montate intorno all'iPhone 5 avrebbe potuto farlo. La sensazione è che Steve Jobs lo avrebbe fatto. Ma Cook non è Steve Jobs, ha un altro stile. Meglio abituarcisi.
Per approfondimenti ecco il sito Mashable.

sabato 1 ottobre 2011

Marchi e brevetti: il Multi-touch è di tutti, non solo di Apple

L'ufficio americano dei brevetti (l'USPTO) ha respinto la richiesta della Apple di vedersi riconoscere l'uso esclusivo dei termini usati per descrivere le funzionalità degli schermi touch: "Troppo generici" i termini secondo l'autorità. L'azienda va in appello, mentre si prepara al lancio del nuovo iPhone. Da La Repubblica.



La battaglia dell'hi-tech si combatte con l'evoluzione tecnologica ma, come nell'industria del secolo scorso, anche con la permanenza del marchio. Lo sa bene Facebook, che ha registrato la parola "Face" 1. E lo sa anche Apple, che ha provato a depositare come "trademark" il termine "multitouch", tocco multiplo. Ovvero la tecnologia che per un po' ha reso i dispositivi iOs unici sul mercato, ma che ora è ampiamente diffusa anche nelle offerte della concorrenza.

Tocco magico. Ma a differenza dell'azienda di Mark Zuckerberg, che è riuscita a mettere il cappello su una parola di uso comunissimo, per Apple stavolta le carte hanno detto no. L'ufficio brevetti statunitense ha respinto la richiesta di Cupertino: "multitouch" è una parola di tutti, anche se Apple ne ha tentato la registrazione il 9 gennaio del 2007, il giorno del lancio del primo iPhone. Il tocco magico di Cupertino stavolta non ha funzionato, ma l'azienda ha già fatto appello, subito dopo la decisione del Trademark office. Che ha deciso, molto semplicemente, che il termine "ha un significato generico, e viene usato comunemente per descrivere il funzionamento dei dispositivi con schermo tattile come smartphone, tablet e computer".