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martedì 22 novembre 2011

A chi serve Google Music?

Contenuti esclusivi, grande passione per la musica, integrazione con Android, ma per il momento non può ancora competere con iTunes e Spotify. Da Daily Wired.


A chi serve un altro store musicale digitale, in un panorama dominato da iTunes eSpotify? Apparentemente a nessuno. Apparentemente. Perché se a lanciare lo store è Google... Google Music, con la presentazione di ieri sera, è uscito dalla beta e ha definito la sua offerta e il suo target. Un servizio che serve soprattutto a Google stessa e agli utenti Android, che non sono certo pochi.

Google Music colma un vuoto, enorme, in un’offerta di servizi così varia come quella del colosso californiano. Un vuoto tanto più grande se si pensa il ruolo di traino che la musica ha avuto nell’innovazione digitale. Perché questo ha voluto fare Google con Music: completare il proprioecosistema. Anche perché, secondo gli ultimi dati della Ifpi, il mercato digitale è cresciuto nel 2010 del 6 per cento, con ricavi per 42 miliardi di dollari - un aumento del 1000 per cento, se si considerano gli ultimi 6 anni. Chi ha un account Google (chi non ce l’ha?) potrà usarlo per mettere la propria musica sulla nuvola, ascoltarla da remoto, scoprirne di nuova, comprarla, condividerla. Più o meno le stesse cose che offre l’ecosistema musicale Apple, condivisione a parte - che è notoriamente il tallone di Achille di iTunes. Però gli utenti Android non possono e non potranno accedere ad iTunes Match e i loro telefoni non possono dialogare con iTunes. Ma con la nuova applicazione mobile, che completa il servizio, il sistema musicale di Google sarà autosufficiente e perfettamente integrato.

mercoledì 16 novembre 2011

Google e Poste mettono online 27 mila Pmi

Nei suoi primi sei mesi di vita, "La Mia Impresa Online.it" ha raccolto adesioni in tutta Italia, con valori abbastanza uniformi nelle diverse aree geografiche. Da La Repubblica.



La carica delle piccole ricomincia dall’economia digitale. Sono 27 mila le piccole e medie imprese italiane che, a sei mesi dal lancio di "La Mia Impresa Online.it", il progetto congiunto di Google, Seat Pagine Gialle, Register.it e Poste Italiane hanno già registrato il proprio dominio Web e fatto il loro debutto in rete. Il dato non è da poco, se si considera il basso tasso di penetrazione delle Pmi sul Web. Meno del 25% delle piccole imprese italiane ha un sito, percentuale che scende al 20% se prendiamo in considerazione le realtà con meno di dieci dipendenti. Quest’ultime, quelle che per resistenza culturale e uno sviluppo della banda larga ancora in apnea, sono proprio il target de "La Mia Impresa Online". Come è il caso del parrucchiere di Padova, che, sbarcando sulla rete, ha messo a punto un sistema efficiente di prenotazioni; dell’idraulico torinese che in rete riceve richieste di preventivi o l’azienda di riparazione di Modena che ha aumentato del 10% il proprio fatturato grazie alle le campagne di Google AdWords, che gli hanno permesso di accrescere numero di clienti e quindi il giro d’affari. 

Rapido, efficace, creativo. Il salto nella rete è una opportunità per le microimprese. E soprattutto una piattaforma flessibile per vendere prodotti e servizi. L’11% delle Pmi che ha aderito al progetto ha attivato una piattaforma di eCommerce; non moltissime, quindi, ma si tratta più del doppio della media nazionale, secondo i dati forniti da Eurisko. E il 25% delle 27 mila online ha avviato una campagna di comunicazione con Google AdWords, il sistema a pagamento che accresce la visibilità sul Web migliorando il posizionamento del proprio dominio sul motore di ricerca. Spiega Alessandro Antiga, direttore Marketing di Google per l’Italia: «Sono tre gli indicatori che ci raccontano lo sbarco sulla rete delle Pmi. Chi l’ha fatto cresce di più, aumenta l’export e assume di più. Questa è la stima di tutti gli studi. In media le Pmi attive in rete hanno infatti registrato una crescita media dell’1,2% dei ricavi negli ultimi tre anni, rispetto a un calo del 4,5% di quelle offline e un’incidenza di vendite all’estero del 15% rispetto al 4% delle offline». Anche perché lo scenario economico di riferimento è sempre più Internetdipendente: il 73% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni, stando a dati Audiweb ha ormai un collegamento ad Internet e ogni mese (fonte Netcomm School of Management Politecnico di Milano) oltre 26,2 milioni di persone navigano sul Web, una crescita del 10% rispetto allo scorso anno.

sabato 12 novembre 2011

Google Chrome OS non decolla

Eric Schmidt vola a Taiwan per cercare di convincere i produttori ad adottare Chrome OS su tutti i PC, ma la mancanza di un supporto adeguato, le vendite scarse e l'inadeguatezza alle necessità aziendali lasciano scettici i produttori orientali. Da Tom's Hardware



Chrome OS è un sistema di alto profilo per i PC, che dovrebbe essere adottato su larga scala. A pensarla così è il presidente esecutivo di Google Eric Schmidt, ma i produttori di computer non sembrano affatto d'accordo. Nel corso di un evento taiwanese Schmidt ha cercato di magnificare i vantaggi del suo sistema operativo basato su cloud, citando l'avvio veloce, l'assenza di virus, le licenze gratuite e altro. I possibili clienti orientali sono tuttavia rimasti scettici, soprattutto davanti alla necessità che l'azienda di Mountain View fornisca maggiori risorse e supporto. L'azione promozionale di Schmidt in persona arriva a quasi sei mesi dall'annuncio ufficiale del sistema operativo di Mountain View e dall'arrivo in commercio dei primi Chromebook prodotti da Samsung e Acer, che hanno avuto un insuccesso tale da essere quasi imbarazzante. Proprio alla luce dei guadagni che stentano ad arrivare i produttori taiwanesi hanno assunto un atteggiamento passivo nei confronti dei progetti che riguardano altri computer con Google Chrome OS.

L'articolo continua qui.

mercoledì 9 novembre 2011

Google+ anche per le aziende

Il sito sociale di Mountain View apre finalmente alle imprese e rilancia la sfida a Facebook: le aziende potrebbero integrare G+ con gli altri servizi di Google, una possibilità che Facebook non può garantire. Da La Repubblica.


GOOGLE+ ora è pronto e tende una mano alle aziende: il social network di Big G, che in pochi mesi ha guadagnato 40 milioni di utenti, apre ora i suoi profili (che in questo caso si chiameranno Pages, come in Facebook) anche alle imprese, inasprendo la battaglia con il sito fondato da Mark Zuckerberg.

L'arrivo degli account aziendali sul social network non era scontata. In una prima fase, molti account erano stati chiusi 1, tra cui anche quello di Repubblica.it. Stessa sorte delle aziende anche per molti vip, che si sono ritrovati cacciati (e poi riapprovati) senza un vero motivo. Nei primi mesi infatti, Google scoraggiava l'utilizzo corporate del social network perché si pensava stesse pensando a una versione dedicata, forse a pagamento. "Siamo ancora in una fase iniziale", spiegava Google Italia. "L'accesso al nostro social network non a caso è su invito. Non si tratta ancora di un ambiente aperto a tutti. Normale che molte cose siano in via di definizione".

Ora l'annuncio sul blog ufficiale della compagnia: "Finora ci siamo concentrati nel connettere le persone. Ma vogliamo essere sicuri che possiate costruire relazioni con qualsiasi cosa a cui teniate, dai negozi di quartiere ai brand globali, quindi lanciamo oggi Google+ Pages in tutto il mondo".

Non è un annuncio da poco. Anche perché Google non si accontenta di dare la possibilità di seguire, commentare, condividere e fare +1 (l'equivalente del 'Mi piace' di Facebook) sui contenuti di una Page. La marcia in più di Google è la possibilità di connessione con gli altri servizi di Mountain View, a partire dal motore di ricerca e, in prospettiva, del sistema pubblicitario AdWords.

venerdì 4 novembre 2011

Google lancia Offers per fare concorrenza a Groupon

Il colosso di Mountain View debutta su terreno dei coupon virtuali per aver prezzi migliori e compete direttamente con la compagnia di Chicago. Decisione in controtendenza rispetto a Facebook, che aveva chiuso il suo Deals. Da La Repubblica.


Google punta a uno dei mercati più fertili del web e lancia oggi il primo servizio di sconti online, Google Offers, un'offerta che fa direttamente concorrenza a Groupon proprio nel giorno in cui il sito di sconti online si prepara alla quotazione in Borsa, prevista per domani. Le offerte di sconti saranno disponibili inizialmente in 15 città degli Stati Uniti, ha reso noto Google. Il modello dell'offerta è lo stesso di Groupon: l'utente clicca su un coupon virtuale che può essere impiegato in un negozio fisico per ottenere uno sconto.

Google sta cercando di sfruttare la presenza nel settore della pubblicità online, dove domina il mercato americano, per espandersi nel settore degli sconti via internet grazie ad accordi con gli inserzionisti. Gli utenti avranno la possibilità, secondo Google, di personalizzare il tipo di sconti che viene offerto rispondendo a un quiz. L'espansione negli sconti va in controtendenza rispetto a quanto deciso da Facebook (che aveva prima lanciato e poi cancellato Facebook Deals 1) e di Yelp, sito di recensioni di negozi ed esercizi commerciali scritte dagli utenti.

mercoledì 2 novembre 2011

Google e Apple ora duellano sulla TV del futuro

Google Tv vara la seconda generazione, Apple scommette sui comandi vocali. Da Il Sole 24 Ore.

Film. Documentari. Concerti. Show. Google Tv rilancia la sua piattaforma software interattiva (finora non un grande successo, per usare un eufemismo) dedicata alla televisione. Che diventa una porta di accesso per scoprire i video su Youtube, Netflix, Amazon e altri archivi online. In questo modo punta sulla "coda lunga": è l'insieme di tanti canali accessibili attraverso il collegamento a internet che uniscono produzioni professionali e amatoriali, generaliste e di nicchia. Gli spettatori possono partecipare anche attraverso le applicazioni software, come già accade su cellulari e tablet.

Procede a piccoli passi. Finora è utilizzabile da televisioni Sony e attraverso un dispositivo di Logitech da collegare a internet che, però, non ha avuto successo sul mercato degli Stati Uniti e il prezzo è stato dimezzato a cento dollari. Può contare sul sistema operativo Android 3.1, più veloce rispetto al precedente. Google ha accelerato negli ultimi mesi: in estate ha acquistato Motorola, tra i principali produttori mondiali di "set top box" per tv. E di recente ha annunciato cento canali video originali con YouTube.

lunedì 31 ottobre 2011

Google porta le app in salotto

Arriva la versione 2.0 per la piattaforma di "connected television" di Big G, che punta su Android 3.1, una nuova interfaccia e applicazioni da scaricare. Mountain View sfida così Samsung e a breve anche Apple, in uno scenario non dissimile da quello degli smartphone. Ma in Italia l'arrivo è ancora lontano. Da La Repubblica.


La prima generazione del progetto tv non era andata granché bene, nonostante le potenzialità e il nome altisonante di Google. Interfaccia complicata e problemi con i fornitori di contenuti ed ecco che la piattaforma tv di Mountain View si arena a pochi mesi dal lancio. Ma stavolta sarà un'altra storia, dicono a Google sul blog del progetto televisivo 1. E la svolta si riassume in alcune parole chiave: semplicità, velocità e soprattutto 'app'.

Google Tv 2.0. Il nuovo passaggio evolutivo della televisione secondo Google passa necessariamente dalle applicazioni. Ormai le tv non sono più solo schermi 2, per quanto sottili e sofisticati. Dentro hanno tecnologie di alto livello e connettività, con funzionalità ormai analoghe a quelle degli smartphone e dei tablet.

Così, la Google tv 2.0 punta su Android 3.1 (Honeycomb) e sulle app, attraverso l'apertura di un'area dedicata sull'Android Market 3. Gli sviluppatori potranno così realizzare prodotti dedicati all'ecosistema della tv, per sfruttare al meglio le caratteristiche degli schermi Hd e delle interfacce disponibili. Sono già 50 gli sviluppatori che hanno contribuito alla sezione tv, e a Google dicono di "non vedere l'ora" che l'offerta cresca.

I partner hardware sono gli stessi della prima generazione, Sony e Logitech. La prima con delle tv appositamente realizzate, la seconda con un dispositivo simil-decoder da usare con qualunque apparecchio.

mercoledì 26 ottobre 2011

L'Android Market supera l'App Store (per numero di download)

Google ha un approccio più leggero verso gli sviluppatori che caricano nel Market demo o versioni di testing e incomplete dei programmi (spesso non sono ultimati e, quindi, vengono cancellati) mentre a Cupertino permangono criteri più rigidi nella selezione delle apps, di cui sono per esempio bandite le versioni multiple di prova. Da Il Sole 24 Ore.



Se il predominio negli smartphone passa attraverso la disponibilità (e la qualità) delle applicazioni è indubbio che Google sia oggi nella condizione di poter alzare la voce al cospetto di Apple. La forza dell'ecosistema di Cupertino (apps, iPhone, esperienza d'uso) non è in discussione ma la crescita registrata da Android, anche sotto il profilo della capacità di attrarre sviluppatori e utenti, è evidente.

E lo dicono i numeri. Stando per esempio ai dati resi noti da Abi Research, nel corso del secondo trimestre il negozio virtuale di Mountain View ha superato per numero di download effettuati l'App Store della Mela: il 44% di tutti i programmi scaricati dagli utenti sui propri telefonini da aprile a giugno è attribuibile infatti all'Android Market, contro il 31% raggiunto dallo store della Mela. Il restante 25% delle apps è stato quindi "pescato" dai negozi delle varie Amazon, Nokia, Microsoft e Research in Motion. Il forte incremento delle vendite di smartphone androidi ha naturalmente contribuito al "clamoroso" sorpasso ma a confortare i vertici di Cupertino c'è il dato che riguarda il numero di download effettuati da ogni utente, visto e considerato che ad ogni dispositivo iOs venduto corrispondono circa 2,4 prodotti basati su Android (ed entro il 2016, stando alle previsioni, tale rapporto sarà di 3:1).


martedì 25 ottobre 2011

Cloud computing, come avere sempre tutto con sé

Un confronto tra i principali tre ecosistemi di cloud computing in lotta per la supremazia: icloud, google e office365. Da Il Sole 24 Ore.




La posta in gioco è l'attenzione: non più soltanto davanti al monitor di una scrivania, ma in movimento oltre le mura di uffici e abitazioni. È un'attenzione scarsa, preziosa, discontinua. Da poco Apple ha varato iCloud: abilita l'archiviazione di musica, video, testi e altri documenti. Soprattutto, sincronizza i dati in modo automatico: non è più necessario dedicare tempo per aggiornarli. Dopo il debutto, però, i primi commenti degli utenti segnalano che occorre pratica prima di gestirla secondo le proprie esigenze. In pochi giorni gli iscritti sono diventati 20 milioni. Hanno 5 Gigabyte di spazio gratuito, espandibili a pagamento: altri dieci Gigabyte costano 16 euro. Ma è un tassello di un mosaico più ampio: iCloud fa parte dell'ecosistema di Apple, un ambiente digitale dove software e hardware sono interconnessi: iPhone, iPad, iPod touch, Mac sono collegati con l'archivio sulla nuvola ("cloud", in inglese), accessibile ovunque attraverso connessioni wifi o con le reti di telefonia mobile. Inoltre chi vuole può decidere di conservare una copia di backup delle sue informazioni su iCloud.
L'impatto dell'uso in mobilità riguarda anche Google: in meno di due anni sono aumentate di quattro volte le ricerche su internet attraverso collegamenti con cellulari, tablet e altri dispositivi portatili. Secondo Informa nell'ultimo anno i sottoscrittori di network 3G sono arrivati a 936 milioni nel mondo, con un incremento del 35% rispetto al 2010. Google ha costruito passo dopo passo un ecosistema a partire dal suo motore di ricerca che riceve un miliardo di visitatori al mese. Prima ha varato la sua posta elettronica (Gmail), che ora si prepara a cambiare grafica. In seguito con altre applicazioni, come i documenti e il calendario, ha ampliato il suo perimetro per catturare l'attenzione degli utenti online, aiutato anche dall'integrazione con YouTube e con Blogger. Sono piattaforme accessibili attraverso il browser durante la navigazione su internet o con applicazioni software. In particolare, se termina lo spazio gratuito a disposizione su Gmail è possibile acquistarne altro con un pagamento di 5 dollari annuali. A trainarne l'uso di posta elettronica e documenti all'interno dell'ecosistema di Google è anche Android, installato su cellulari e tablet. Gli spazi di interazione sono molti, ma gli utenti che vogliono gestire la loro privacy hanno un punto di ritrovo semplificato attraverso le impostazioni della Dashboard: è una sorta di pannello di controllo che mostra un elenco dei servizi sottoscritti e quali sono le opzioni.


mercoledì 19 ottobre 2011

Arriva il Galaxy Nexus con Android 4.0

Presentato il nuovo smartphone che vuole contrastare il dominio dei melafonini. Con caratteristiche all'avanguardia, sarà in vendita dalla seconda metà di novembre. Da Il Sole 24 Ore.



Il Galaxy Nexus (finora proposto con l'appellativo Prime), terzo modello della specie di smartphone che fanno da apristrada e da riferimento nell'universo di Android, è stato finalmente presentato in modo ufficiale. Nella nottata, intorno alle 3.30 ora italiana, Google ha tenuto a battesimo il nuovo modello anche in questo caso affidato a Samsung per lo sviluppo e la produzione.


Sarà disponibile in Italia a partire dalla seconda metà di Novembre e distribuito al prezzo suggerito al pubblico di 599€.  Così come era successo per il Nexus S, primogenito di questa partnership, arrivato dopo il capostitipite Nexus One realizzato da Htc.

Ebbene, il Prime rappresenta lo stato dell'arte tra i cellulari animati dal sistema operativo della società di Mountain View. Innanzi tutto perché ospita Android 4.0, nome in codice Ice Cream Sandwich, dotato di numerose funzioni innovative e caratterizzato dal fatto che unirà in una sola la piattaforma per smartphone e tablet, così da razionalizzare il lavoro per gli sviluppatori e dare la stura al numero di app disponibili per le tavolette multimediali.

Oltre che per consolidare il sistema operativo e per renderlo un'alternativa compatta e non frammentata all'Apple iOS. Dunque, il Galaxy Nexus prevede processore Ti Omap 4460 dual core a 1,2 GHz, 1 GB di Ram, memoria di 16 o 32 GB, connettività Wi-Fi, Bluetooth, Gps, e Umts/Hspa (in alcune nazioni sarà distribuito con supporto Lte) e fotocamera da 5 Mpixel capace di girare video in Full HD. Tra le novità segnaliamo la presenza del barometro e della tecnologia Nfc (Near field communication) utile sia per scambiarsi informazioni tra i telefonini, sia per abbinare accessori wireless, sia per eseguire micro pagamenti.

sabato 15 ottobre 2011

Quanto Google rivela di noi ai governi?

Non ci sono solo le intercettazioni. In 6 mesi, le autorità italiane hanno chiesto per 837 volte dati personali di utenti a BigG. Quanta pressione riceve Mountain View? E come risponde? L’analisi di Wired.



Abbiamo ricevuto dalla Polizia Italiana una richiesta di rimozione per un video YouTube che criticava il Primo Ministro Silvio Berlusconi e nel cui finale veniva simulato il suo assassinio per mezzo di una pistola. Abbiamo rimosso il video in quanto violava le Community Guidelines di YouTube”.

Quella che avete letto è la spiegazione ufficiale che Google ha dato per la rimozione di un contenuto da YouTube in seguito a una precisa richiesta governativa. Nel caso non lo sapeste, tra i governi di tutto il mondo è pratica comune contattare le grandi compagnie come Google per sollecitare larimozione di contenuti illegali e l’ acquisizione di dati relativi agli utenti Google al centro di un’indagine.

A differenza di altre compagnie (che, va detto, gestiscono un traffico di dati personali sicuramente inferiore) Google ha deciso di sollevare un poco il tappeto per fare un po’ di trasparenza su queste transazioni. A un anno e mezzo dal lancio di Google Trasparency Report, i tempi sono maturi per fare qualche bilancio: quanti governi hanno sguinzagliato Google a fare pulizia nella Rete? Quanto è stata disponibile Google ad accogliere le loro richieste? Cos’ha fatto il Governo Italiano?

Ecco un po’ di cifre: nel secondo semestre dello scorso anno le autorità del nostro paese hanno fatto arrivare a Mountain View un totale di 49 richieste di rimozione di contenuti, per un totale di 131 contenuti da rimuovere (molte richieste interessano più contenuti). 18 di queste richieste provenivano daautorità come la Polizia Postale, mentre le restanti erano frutto di provvedimenti giudiziari. I tre servizi più colpiti erano YouTube (88 contenuti rimossi), la ricerca Web (22 contenuti rimossi) eBlogger (18 contenuti rimossi). Google ha ricevuto le richieste, le ha esaminate e le ha accolte tutte.

giovedì 6 ottobre 2011

Arriva Drive, il cloud di Google

Attraverso un unico file manager potremo gestire tutti i nostri documenti on line, sincronizzati con pc e smartphone. Questo è quanto promette il nuovo servizio di Google. Dalla sezione Gadgetland del sito di Wired.it


All’inizio era Gmail Drive: un servizio di terze parti che consentiva di utilizzare lo spazio a disposizione della propria Google Mail come storage on line. Ora con un nome simile potrebbe presto debuttare ilnuovo servizio di cloud storage di Mountain View, Google Drive. Pur non essendo ancora attivo, l’indirizzo drive.google.com è già presente nel codice di Chromium, il browser open source alla base di Chrome. In questo senso diventa ulteriormente significativo il recente investimento di 300 milioni di dollari per la realizzazione di tre data center a Singapore, Taiwan e Hong Kong annunciato negli scorsi giorni da Big G. 

Secondo quanto racconta Steven Levy in In the Plex, GDrive esiste già da un paio d’anni, ma i vertici di Google l’avevano accantonato per costruire prima un mondo di nuvole più adatto alla sua integrazione. Nel frattempo il team dedicato al progetto si sarebbe unito a quello di Chrome.

Come sarà il nuovo Google Drive? L’immagine qui sopra, diffusa dal blog Wisecom e che gira in rete da qualche giorno, lo ritrae come un Docs ripensato nella grafica di Google Plus. L’integrazione di Docs in Plus era per altro già stata annunciata e in parte presente all’interno di Hangout. L’immagine, apparsa per pochi secondi durante un evento Google, porta proprio la scritta “Drive” in alto a sinistra. La nuova UI è per altro già disponibile da alcuni giorni in Docs. Google Drive permetterà di gestire tutti i propri dati attraverso un unico file manager, secondo Techland. In pratica GDrive andrebbe a soppiantare o integrarsi con iGoogle, rappresentando un punto di accesso ai nostri documenti on line, siano essi mail, file di testo, fogli di calcolo, foto, video o altro.

martedì 4 ottobre 2011

Google, la versione di Larry e le nuove strategie

«Che fare di Google ora che Google è più grande della General Electrics?». La frase è di Larry Page, il numero uno di Google, durante uno dei suoi rari interventi pubblici la scorsa settimana durante la ZeitGeist Conference, la mega convention annuale del gigante dei motori di ricerca. Da Affari e Finanza.


«Le tecnologie fanno risparmiare tempo. Gli utenti hanno molto tempo libero in più, che potranno così utilizzare per guardare più pubblicità». No, non è Silvio Berlusconi a parlare. E nemmeno un creativo pubblicitario. Neanche un top manager di qualche grande centro media, quelli che gestiscono portafogli miliardari di investimenti pubblicitari delle grandi multinazionali del consumo. La frase è di Larry Page, il numero uno di Google, durante uno dei suoi rari interventi pubblici la scorsa settimana durante la ZeitGeist Conference, la mega convention annuale del gigante dei motori di ricerca. Certo, l’ha detta come una battuta; l’ha detta davanti al tipico pubblico di partner di Google, ossia sviluppatori e investitori pubblicitari. Ma non l’ha detta solo per compiacere la platea. Molti altri passaggi del discorso e delle risposte alle domande rivelano che questo è proprio uno dei punti chiave delle sue strategie.
Ma cosa vuol fare questo informatico timido, lontanissimo dal carisma di un Jobs (almeno per ora) ma concretissimo nei suoi obiettivi? Il punto di partenza, lo ha detto da subito, è: «Che fare di Google ora che Google è più grande della General Electrics?».
Se Jobs è un visionario sui prodotti, Page sta dimostrando di esserlo quanto agli obiettivi e all’organizzazione della «sua» creatura. Page è subentrato a sorpresa a Eric Schmidt nel ruolo di ceo lo scorso gennaio. Ma la sorpresa è stata solo fuori da Google. La cosa deve aver avuto una gestazione di almeno un anno. Perché è da allora che Google ha iniziato a cambiare strategia. Basta guardare all’andamento delle sue acquisizioni. Nel 2008, prima della crisi dei mercati, erano una quindicina l’anno. Poi si sono fermate per due anni. Nel 2010 sono state 26, quest’anno, ad oggi sono già 21. Cosa vuol dire? Che Google sta cercando fuori soluzioni pronte invece di aspettare gli sviluppi di quello che cuoce nelle pentole dei suoi Labs.

venerdì 30 settembre 2011

Google + cresce dopo l'apertura a tutti

I dati di traffico della prima settimana dall'apertura generale a tutti gli utenti del social network di Google mostrano una crescita a tre cifre. Ma Facebook resta il leader dei social network. Un'analisi dal Sole 24 Ore.




Certo, il peso specifico rispetto ai concorrenti del calibre di Facebook o Twitter è ancora particolarmente esiguo. 
Tuttavia, la decisione presa da Google la scorsa settimana di aprire a tutti gli utenti l'accesso a Google+ si sta rivalendo vincente.

Secondo le valutazioni rilasciate dalla società di ricerca statunitense Experian Hitwise la scorsa settimana la quota di mercato del social network di Google è cresciuta del 1.269 per cento.
Nella settimana chiusa il 24 settembre scorso il sito ha totalizzato qualcosa come 15 milioni di visite, posizionandosi dunque nella top ten dei social network più popolari.
Una crescita importante, che se da un lato non mina certo la popolarità di Facebook, attestato a 1,8 miliardi di visite in una sola settimana, di certo mette Google+ in predicato di competere alla pari con altri siti come Linkedin o MySpace.

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giovedì 29 settembre 2011

Google, auguri di buon compleanno!

13 anni fa, due dottorandi universitari, Sergey Brin e Larry Page, diedero vita al motore di ricerca più importante del mondo, il cui nome deriva da un termine matematico, googol. Wired ne ripercorre l'entusiasmante storia.




Cominciò a studiare quel groviglio di circa 10 milioni di documenti, e cominciò anche a pensare che sarebbe stato piuttosto utile sapere quali pagine si linkavano tra loro, e cosa linkava cosa. 

La prima cosa che uscì da tutto questo linkare fu l’embrione di un progetto chiamato BackRub. Intanto Sergey gironzolava per il campus in cerca di qualcosa che lo entusiasmasse. I loro due cervelli, messi insieme, furono in grado di partorire un sistema di ranking che faceva emergere le pagine più linkate (quindi, in teoria, le più importanti). Per esempio: Ibm è sia il nome del colosso informatico sia il soprannome di un mocciosetto dell’Illinois: ma chi digita Ibm non cerca la pagina di un ragazzino, nel 99,99% dei casi. Per far emergere il sito dell’Ibm, Larry e Sergey e altri del loro gruppo - tra cui l’italianoMassimo Marchiori - scrissero un algoritmo brillante che ha segnato la storia del Web: PageRank (modificato di recente). 

Il sistema non era stato pensato per essere un motore di ricerca. Ma di fatto lo era. E funzionava meglio di quelli che andavano allora, come AltaVista ed Exite. Il nome di BackRub fu cambiato in Google - dagoogol, che in matematica rappresenta un 1 seguito da cento zero, a significare la possibilità di cercare tra un numero grandissimo di pagine nel Web. Nell’agosto del 1996, Google fu lanciato per la prima volta sul sito dell’università di Standford



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