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sabato 1 ottobre 2011

Bce, Ocse, economisti e (certi) giornali:è tutto da rifare

Per Paul Krugman ci sono volute idee e mosse sbagliate da più parti per ridurci nella situazione di stallo economico in cui siamo: raramente, nel corso degli eventi umani, così tante persone si sono impegnate così tanto per fare così tanti danni. Da Il Sole 24 Ore.

Ci sono volute idee sbagliate e mosse sbagliate da più parti per ridurci nello stato in cui ci siamo: raramente, nel corso degli eventi umani, così tante persone si sono impegnate così tanto per fare così tanti danni.

Se dovessi individuare qualche colpevole più colpevole degli altri, punterei il dito su quelle istituzioni europee (o con sede in Europa) che hanno offerto una credibilità intellettuale immeritata ai fautori della politica del rigore. Nello specifico: l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che un anno fa ha chiesto un risanamento dei conti pubblici e un forte incremento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, perché... perché sì. L'Ocse ha analizzato la situazione economica del Regno Unito e ha concluso che l'inflazione probabilmente calerà, la disoccupazione salirà e che quindi il Governo di Londra dovrà continuare a tagliare la spesa pubblica e alzare i tassi di interesse. Come ha scritto un analista: «In che pianeta vivono? In che pianeta vivo?».

venerdì 30 settembre 2011

L'umore del mondo

I ricercatori della Cornell University lo hanno individuato analizzando i messaggi inviati su Twitter da 2,4 milioni di persone, arrivando a interessanti risultati. Da Il Post.


Ogni giorno decine di milioni di persone condividono link e dicono di che umore sono su Twitter. In molti casi si tratta di informazioni superflue o che interessano un numero ristretto di iscritti, ma se gli stessi dati vengono messi insieme e analizzati possono fornire del buon materiale per uno studio sociologico su larga scala. I ricercatori della Cornell University Scott A. Golder e Michael W. Macy hanno da poco pubblicato sulla rivista scientifica Science i risultati di una interessante ricerca sociologica su Twitter, che dimostra quanto siano comuni e simili i nostri cambiamenti di umore nel corso della settimana e delle singole giornate.

I ricercatori hanno analizzato i tweet pubblicati da oltre 2,4 milioni di iscritti al social network in 84 paesi del mondo, andando alla ricerca dei messaggi contenenti alcune parole chiave come “grandioso”, “che schifo” e le emoticon. Per lo studio sono stati utilizzati quattrocento tweet in inglese per ogni utente, inviati in un periodo di tempo compreso tra il febbraio del 2008 e il mese di gennaio del 2010.