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mercoledì 16 novembre 2011

La mia guida è lo smartphone

L'evoluzione della vacanza italiana negli ultimi 10 anni secondo Expedia: proliferano app e social network turistici raggiungibili con il mobile. Destinazioni: Usa e Grecia al top. Da La Repubblica.



Dai depliant dell'agenzia viaggi alla comparazione di offerte online. Dal consiglio di un nativo al suggerimento di un'applicazione mobile geolocalizzata. Dalle partenze intelligenti alle prenotazioni anticipate. Expedia.it ci racconta come sono cambiate le abitudini degli italiani nella prenotazione dei viaggi e come si evolveranno in futuro, quali sono le mete al top e come siamo diventati esperti di mercato valutario.

La macchina del tempo e il SoLoMo. Torniamo indietro di qualche anno. Non servono grossi salti temporali, basta soffermarsi al 2004. Sette anni fa i viaggi online contavano solo per un 3% del mercato totale delle vacanze in Italia: tale percentuale si è triplicata nel 2006, arrivando oggi fino ad oltre il 20%. Una crescita guidata dalle giovani generazioni e adesso anche dalla passione per gli smartphone. Infatti, secondo i dati Comscore 2010 Mobile Year, l'Italia è ai primi posti in Europa per penetrazione di smartphone e, con oltre 16,7 milioni di abbonati, è seconda solo alla Spagna. Proprio il mobile è la nuova frontiera dei viaggi online. Per questo negli ultimi anni c'è stato un proliferare di applicazioni e social network correlate al turismo, da Foursquare a Gowalla, da Expedia Hotel alla recentissima app del Touring Club: è l'era del SoLoMo, ovvero l'unione di Sociale, Locale e Mobile. Il turista mobile vuole essere aggiornato immediatamente in qualunque angolo del mondo si trovi e vuole ottenere suggerimenti basati sulla propria localizzazione.

mercoledì 9 novembre 2011

L' archivio tra le nuvole semplifica la vita in terra

Il 56% degli intervistati da Nextplora memorizza sul web foto e film Aumentano le offerte, spesso gratuite fino a 2-5 Gigabyte di memoria. Con un grande limite: senza la banda larga il sistema perde efficienza. Da Il Corriere della Sera.



Gli italiani vivono già sulla nuvola informatica, ma non lo sanno. L' 88% di chi naviga su Internet usa almeno un servizio di cloud computing. Tuttavia lo fa in modo inconsapevole. A rivelarlo è il recente Osservatorio Internet 2011 condotto da Nextplora, per conto di Microsoft. A essere monitorato in ambito domestico è stato un campione di 1.000 cybernauti. Memorie lontane Emerge che il 56% degli intervistati memorizza foto e filmati sul web, il 29% musica e compilation, mentre il 18% usa il cloud per archiviare documenti. Dal punto di vista informatico la notizia è positiva. Perché significa che il cloud computing assolve al suo compito principale. Quello di operare attraverso App e software in modo trasparente, rendendo semplice la vita di chi lo usa. Tuttavia l' Osservatorio mette in luce che risultano molteplici le potenzialità nascoste, ancora da scoprire da parte degli utenti. Le applicazioni Diamo allora uno sguardo a quello che si può fare sulla «nuvola». Ai primi posti delle applicazioni cloud troviamo la creazione di spazi personali di memoria. Si tratta di aree di parecchi Gigabyte dove archiviare i propri file. Senza necessità di usare chiavette e hard disk portatili. Il vantaggio è dunque duplice. Disporre di una comoda area di backup «sempre e in ogni luogo». E poi condividere in modo sicuro le informazioni con altri utenti. Un esempio arriva da DropBox dell' omonima software house di San Francisco. Conta già 45 milioni di utenti nel mondo e risulta uno degli archivi virtuali più gettonati per il salvataggio digitale. Mette a disposizione gratuita 2 GB (Gigabyte) di memoria, ma per liberare spazio i file si possono cancellare e sovrascrivere. Per maggiori capacità l' utente dispone di soluzioni a pagamento con prezzi che partono da 7 euro al mese per 50 GB. I singoli file si caricano direttamente sulla nuvola non solo dal Pc, ma anche da smartphone e tablet. Le relative App sono disponibili per dispositivi mobili Apple, Android e BlackBerry. Più capaci Google Docs figura invece tra i software nati per gestire la «produttività personale» in modalità cloud.


lunedì 24 ottobre 2011

Il lato oscuro delle applicazioni per smartphone

Tremano gli operatori telefonici tradizionali grazie ai messaggini gratis di iMessage e Whatsapp. Però ci perde anche la privacy e i clienti vengono "venduti" ai pubblicitari. Da La Stampa.



Né Sms né chat. La terza vita dei messaggini inizia con l’icona verde di una cornetta che lampeggia sullo schermo del cellulare: il segnale di posta in arrivo. Un pugno di bit che corrono via Internet ma hanno l’aspetto rassicurante del caro, vecchio Sms grazie ad applicazioni come «Whatsapp» e «iMessage», software che aggirano i costi dell’operatore telefonico e si appoggiano unicamente alla rete Web. Nessuna rivoluzione, ma un balzo veloce verso la telefonia del futuro, secondo il New York Times, che intona il requiem per i messaggini di testo a vent’anni esatti dalla comparsa. Un salto nel vuoto, invece, per chi si occupa di privacy e concorrenza. Di sicuro c’è che per portare le app sotto i riflettori c’è voluto lo zampino di Apple. Perché l'ultimo tesoretto lasciato da Steve Jobs è il servizio «iMessage»: un sistema di messaggistica senza limiti di spazio che permette di comunicare con gli altri telefonini della mela. Niente di particolarmente innovativo: esisteva da almeno un anno. Ma la svolta è che sull’iPhone 4s «iMessage» è di serie e, di conseguenza, gli oltre 4 milioni di utenti che hanno acquistato il cellulare nella sua prima settimana di vita hanno iniziato ad usarlo senza neppure fare la fatica di installarlo. Il fratello gemello, che gira su tutti gli smartphone ma va scaricato dalla rete, si chiama «Whatsapp»: costo zero per il primo anno, meno di 2 dollari per il secondo. L’hanno già scelto in 20 milioni, scrive l’informatissimo sito Paidconten. Ma la lista delle applicazioni è infinita: da «Viber» ai servizi di BlackBerry fino all'italianissimo «Skebby». Programmi che sfruttano tecnologie diverse per lo stesso fine: connettere gli utenti dribblando i costi degli Sms tradizionali.


sabato 8 ottobre 2011

Le abitudini degli italiani hi-tech tra tablet e app

Ecco un'indagine sul profilo degli italiani appassionati di tecnologia: lettori forti, under 35 e innamorati  delle «app». Lo racconta il Corriere della Sera.



È un passioncella passeggera, un flirt estivo o l'amore tra gli italiani e il tablet è destinato a essere duraturo, a resistere nella buona e nella cattiva sorte? A quanto pare le «tavolette» sono qui per restare. Almeno a leggere la ricerca Doxa che per la prima volta ha sondato gli umori del nostro Paese in merito all'ultimo fenomeno dei gadget hi-tech e che anticipiamo in esclusiva. La metà del campione statistico (450 intervistati) è convinta che tra breve il tablet avrà la stessa diffusione dei telefonini. Tra chi ancora non lo possiede (un terzo del totale interpellato), ben due italiani su tre hanno preso seriamente in considerazione di acquistarne uno negli ultimi tre/sei mesi; se non l'hanno fatto è soprattutto per motivi legati al prezzo dell'oggetto.

Il profilo
Dalla ricerca (commissionata da Intel e Fujitsu) emerge un ritratto dell'italiano con il tablet sotto braccio: è uomo (57% contro il 43% di donne), sta tra i 20-34 anni (il 42%), vive nel Nordovest (un terzo) e come titolo di studio ha nel cassetto un diploma (il 59%). Quando il gadget entra in casa chi finisce per usarlo? Nel 39% dei casi solo l'acquirente. Ma in più della metà delle coppie (il 56%) il pc-tavoletta viene condiviso con il coniuge. E il 19% se lo vede soffiare di quando in quando anche dai figli. La presenza dei bambini in famiglia sembra per altro rivestire una certa importanza: il 38% ha almeno un minore di 14 anni in casa.

Un gadget, molti gadget
Il tablet è per definizione un secondo, terzo se non addirittura quarto computer. Difficile al momento fare a meno di un «vero» pc in casa, soprattutto se spesso si ha la necessità di produrre contenuti (nella semplice fruizione il tablet invece è quasi imbattibile). La ricerca conferma che gli acquirenti sono spesso dei geek , smanettoni profondamente innamorati dei gadget tecnologici: il 78% di loro ha anche un lettore mp3, il 76% uno smartphone, il 73% un pc. Confermando che ormai molti di noi hanno in tasca o in borsa tanti oggetti diversi, utilizzati a seconda delle necessità e del contesto.