Gli italiani vivono già sulla nuvola informatica, ma non lo sanno. L' 88% di chi naviga su Internet usa almeno un servizio di cloud computing. Tuttavia lo fa in modo inconsapevole. A rivelarlo è il recente Osservatorio Internet 2011 condotto da Nextplora, per conto di Microsoft. A essere monitorato in ambito domestico è stato un campione di 1.000 cybernauti. Memorie lontane Emerge che il 56% degli intervistati memorizza foto e filmati sul web, il 29% musica e compilation, mentre il 18% usa il cloud per archiviare documenti. Dal punto di vista informatico la notizia è positiva. Perché significa che il cloud computing assolve al suo compito principale. Quello di operare attraverso App e software in modo trasparente, rendendo semplice la vita di chi lo usa. Tuttavia l' Osservatorio mette in luce che risultano molteplici le potenzialità nascoste, ancora da scoprire da parte degli utenti. Le applicazioni Diamo allora uno sguardo a quello che si può fare sulla «nuvola». Ai primi posti delle applicazioni cloud troviamo la creazione di spazi personali di memoria. Si tratta di aree di parecchi Gigabyte dove archiviare i propri file. Senza necessità di usare chiavette e hard disk portatili. Il vantaggio è dunque duplice. Disporre di una comoda area di backup «sempre e in ogni luogo». E poi condividere in modo sicuro le informazioni con altri utenti. Un esempio arriva da DropBox dell' omonima software house di San Francisco. Conta già 45 milioni di utenti nel mondo e risulta uno degli archivi virtuali più gettonati per il salvataggio digitale. Mette a disposizione gratuita 2 GB (Gigabyte) di memoria, ma per liberare spazio i file si possono cancellare e sovrascrivere. Per maggiori capacità l' utente dispone di soluzioni a pagamento con prezzi che partono da 7 euro al mese per 50 GB. I singoli file si caricano direttamente sulla nuvola non solo dal Pc, ma anche da smartphone e tablet. Le relative App sono disponibili per dispositivi mobili Apple, Android e BlackBerry. Più capaci Google Docs figura invece tra i software nati per gestire la «produttività personale» in modalità cloud.
In questo blog raccolgo e condivido attività, interessi, passioni e provocazioni provenienti dalla rete.
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mercoledì 9 novembre 2011
L' archivio tra le nuvole semplifica la vita in terra
Il 56% degli intervistati da Nextplora memorizza sul web foto e film Aumentano le offerte, spesso gratuite fino a 2-5 Gigabyte di memoria. Con un grande limite: senza la banda larga il sistema perde efficienza. Da Il Corriere della Sera.
Gli italiani vivono già sulla nuvola informatica, ma non lo sanno. L' 88% di chi naviga su Internet usa almeno un servizio di cloud computing. Tuttavia lo fa in modo inconsapevole. A rivelarlo è il recente Osservatorio Internet 2011 condotto da Nextplora, per conto di Microsoft. A essere monitorato in ambito domestico è stato un campione di 1.000 cybernauti. Memorie lontane Emerge che il 56% degli intervistati memorizza foto e filmati sul web, il 29% musica e compilation, mentre il 18% usa il cloud per archiviare documenti. Dal punto di vista informatico la notizia è positiva. Perché significa che il cloud computing assolve al suo compito principale. Quello di operare attraverso App e software in modo trasparente, rendendo semplice la vita di chi lo usa. Tuttavia l' Osservatorio mette in luce che risultano molteplici le potenzialità nascoste, ancora da scoprire da parte degli utenti. Le applicazioni Diamo allora uno sguardo a quello che si può fare sulla «nuvola». Ai primi posti delle applicazioni cloud troviamo la creazione di spazi personali di memoria. Si tratta di aree di parecchi Gigabyte dove archiviare i propri file. Senza necessità di usare chiavette e hard disk portatili. Il vantaggio è dunque duplice. Disporre di una comoda area di backup «sempre e in ogni luogo». E poi condividere in modo sicuro le informazioni con altri utenti. Un esempio arriva da DropBox dell' omonima software house di San Francisco. Conta già 45 milioni di utenti nel mondo e risulta uno degli archivi virtuali più gettonati per il salvataggio digitale. Mette a disposizione gratuita 2 GB (Gigabyte) di memoria, ma per liberare spazio i file si possono cancellare e sovrascrivere. Per maggiori capacità l' utente dispone di soluzioni a pagamento con prezzi che partono da 7 euro al mese per 50 GB. I singoli file si caricano direttamente sulla nuvola non solo dal Pc, ma anche da smartphone e tablet. Le relative App sono disponibili per dispositivi mobili Apple, Android e BlackBerry. Più capaci Google Docs figura invece tra i software nati per gestire la «produttività personale» in modalità cloud.
Gli italiani vivono già sulla nuvola informatica, ma non lo sanno. L' 88% di chi naviga su Internet usa almeno un servizio di cloud computing. Tuttavia lo fa in modo inconsapevole. A rivelarlo è il recente Osservatorio Internet 2011 condotto da Nextplora, per conto di Microsoft. A essere monitorato in ambito domestico è stato un campione di 1.000 cybernauti. Memorie lontane Emerge che il 56% degli intervistati memorizza foto e filmati sul web, il 29% musica e compilation, mentre il 18% usa il cloud per archiviare documenti. Dal punto di vista informatico la notizia è positiva. Perché significa che il cloud computing assolve al suo compito principale. Quello di operare attraverso App e software in modo trasparente, rendendo semplice la vita di chi lo usa. Tuttavia l' Osservatorio mette in luce che risultano molteplici le potenzialità nascoste, ancora da scoprire da parte degli utenti. Le applicazioni Diamo allora uno sguardo a quello che si può fare sulla «nuvola». Ai primi posti delle applicazioni cloud troviamo la creazione di spazi personali di memoria. Si tratta di aree di parecchi Gigabyte dove archiviare i propri file. Senza necessità di usare chiavette e hard disk portatili. Il vantaggio è dunque duplice. Disporre di una comoda area di backup «sempre e in ogni luogo». E poi condividere in modo sicuro le informazioni con altri utenti. Un esempio arriva da DropBox dell' omonima software house di San Francisco. Conta già 45 milioni di utenti nel mondo e risulta uno degli archivi virtuali più gettonati per il salvataggio digitale. Mette a disposizione gratuita 2 GB (Gigabyte) di memoria, ma per liberare spazio i file si possono cancellare e sovrascrivere. Per maggiori capacità l' utente dispone di soluzioni a pagamento con prezzi che partono da 7 euro al mese per 50 GB. I singoli file si caricano direttamente sulla nuvola non solo dal Pc, ma anche da smartphone e tablet. Le relative App sono disponibili per dispositivi mobili Apple, Android e BlackBerry. Più capaci Google Docs figura invece tra i software nati per gestire la «produttività personale» in modalità cloud.
martedì 25 ottobre 2011
Cloud computing, come avere sempre tutto con sé
La posta in gioco è l'attenzione: non più soltanto davanti al monitor di una scrivania, ma in movimento oltre le mura di uffici e abitazioni. È un'attenzione scarsa, preziosa, discontinua. Da poco Apple ha varato iCloud: abilita l'archiviazione di musica, video, testi e altri documenti. Soprattutto, sincronizza i dati in modo automatico: non è più necessario dedicare tempo per aggiornarli. Dopo il debutto, però, i primi commenti degli utenti segnalano che occorre pratica prima di gestirla secondo le proprie esigenze. In pochi giorni gli iscritti sono diventati 20 milioni. Hanno 5 Gigabyte di spazio gratuito, espandibili a pagamento: altri dieci Gigabyte costano 16 euro. Ma è un tassello di un mosaico più ampio: iCloud fa parte dell'ecosistema di Apple, un ambiente digitale dove software e hardware sono interconnessi: iPhone, iPad, iPod touch, Mac sono collegati con l'archivio sulla nuvola ("cloud", in inglese), accessibile ovunque attraverso connessioni wifi o con le reti di telefonia mobile. Inoltre chi vuole può decidere di conservare una copia di backup delle sue informazioni su iCloud.
L'impatto dell'uso in mobilità riguarda anche Google: in meno di due anni sono aumentate di quattro volte le ricerche su internet attraverso collegamenti con cellulari, tablet e altri dispositivi portatili. Secondo Informa nell'ultimo anno i sottoscrittori di network 3G sono arrivati a 936 milioni nel mondo, con un incremento del 35% rispetto al 2010. Google ha costruito passo dopo passo un ecosistema a partire dal suo motore di ricerca che riceve un miliardo di visitatori al mese. Prima ha varato la sua posta elettronica (Gmail), che ora si prepara a cambiare grafica. In seguito con altre applicazioni, come i documenti e il calendario, ha ampliato il suo perimetro per catturare l'attenzione degli utenti online, aiutato anche dall'integrazione con YouTube e con Blogger. Sono piattaforme accessibili attraverso il browser durante la navigazione su internet o con applicazioni software. In particolare, se termina lo spazio gratuito a disposizione su Gmail è possibile acquistarne altro con un pagamento di 5 dollari annuali. A trainarne l'uso di posta elettronica e documenti all'interno dell'ecosistema di Google è anche Android, installato su cellulari e tablet. Gli spazi di interazione sono molti, ma gli utenti che vogliono gestire la loro privacy hanno un punto di ritrovo semplificato attraverso le impostazioni della Dashboard: è una sorta di pannello di controllo che mostra un elenco dei servizi sottoscritti e quali sono le opzioni.
giovedì 6 ottobre 2011
Arriva Drive, il cloud di Google
Attraverso un unico file manager potremo gestire tutti i nostri documenti on line, sincronizzati con pc e smartphone. Questo è quanto promette il nuovo servizio di Google. Dalla sezione Gadgetland del sito di Wired.it
All’inizio era Gmail Drive: un servizio di terze parti che consentiva di utilizzare lo spazio a disposizione della propria Google Mail come storage on line. Ora con un nome simile potrebbe presto debuttare ilnuovo servizio di cloud storage di Mountain View, Google Drive. Pur non essendo ancora attivo, l’indirizzo drive.google.com è già presente nel codice di Chromium, il browser open source alla base di Chrome. In questo senso diventa ulteriormente significativo il recente investimento di 300 milioni di dollari per la realizzazione di tre data center a Singapore, Taiwan e Hong Kong annunciato negli scorsi giorni da Big G.
Secondo quanto racconta Steven Levy in In the Plex, GDrive esiste già da un paio d’anni, ma i vertici di Google l’avevano accantonato per costruire prima un mondo di nuvole più adatto alla sua integrazione. Nel frattempo il team dedicato al progetto si sarebbe unito a quello di Chrome.
Come sarà il nuovo Google Drive? L’immagine qui sopra, diffusa dal blog Wisecom e che gira in rete da qualche giorno, lo ritrae come un Docs ripensato nella grafica di Google Plus. L’integrazione di Docs in Plus era per altro già stata annunciata e in parte presente all’interno di Hangout. L’immagine, apparsa per pochi secondi durante un evento Google, porta proprio la scritta “Drive” in alto a sinistra. La nuova UI è per altro già disponibile da alcuni giorni in Docs. Google Drive permetterà di gestire tutti i propri dati attraverso un unico file manager, secondo Techland. In pratica GDrive andrebbe a soppiantare o integrarsi con iGoogle, rappresentando un punto di accesso ai nostri documenti on line, siano essi mail, file di testo, fogli di calcolo, foto, video o altro.
Secondo quanto racconta Steven Levy in In the Plex, GDrive esiste già da un paio d’anni, ma i vertici di Google l’avevano accantonato per costruire prima un mondo di nuvole più adatto alla sua integrazione. Nel frattempo il team dedicato al progetto si sarebbe unito a quello di Chrome.
Come sarà il nuovo Google Drive? L’immagine qui sopra, diffusa dal blog Wisecom e che gira in rete da qualche giorno, lo ritrae come un Docs ripensato nella grafica di Google Plus. L’integrazione di Docs in Plus era per altro già stata annunciata e in parte presente all’interno di Hangout. L’immagine, apparsa per pochi secondi durante un evento Google, porta proprio la scritta “Drive” in alto a sinistra. La nuova UI è per altro già disponibile da alcuni giorni in Docs. Google Drive permetterà di gestire tutti i propri dati attraverso un unico file manager, secondo Techland. In pratica GDrive andrebbe a soppiantare o integrarsi con iGoogle, rappresentando un punto di accesso ai nostri documenti on line, siano essi mail, file di testo, fogli di calcolo, foto, video o altro.
martedì 4 ottobre 2011
Cloud computing, l'Italia è il fanalino di coda
Un rapporto di Symatec disegna lo scenario dei servizi di cloud computing per il mondo delle imprese e dei professionisti. Ne vien fuori un quadro a macchia di leopardo, con diffidenze e attrazioni. In Italia più delle metà delle aziende interpellate si sente impreparata. Da La Repubblica.
La sicurezza. Sul Cloud le aspettative delle aziende sono alte. Secondo il report, l'87% degli intervistati a livello globale (l'83% in Italia) si aspetta che il passaggio alla nuvola di fatto migliori la propria sicurezza. Un tema particolarmente sentito, e il risultato appare importante, quasi un cambio di paradigma: di fatto le aziende sentono i propri dati meno al sicuro in locale piuttosto che sul web.
Personale poco preparato. Ma a tante aspettative positive verso l'innovazione, corrisponde la realtà dei fatti: le aziende ritengono il proprio personale tecnologico poco preparato per il passaggio verso le nuvole. Nello specifico la minoranza degli intervistati a livello globale (tra il 15 e il 18%) ha valutato il proprio personale molto preparato per il passaggio al cloud. Oltre l'80% insomma al momento non saprebbe gestire le nuove tecnologie e i metodi di produzione e gestione del lavoro online. In Italia, più della metà degli intervistati considera che il
proprio personale IT non è pronto per il passaggio al cloud. Un recupero rispetto alla media mondiale, da verificare però nella pratica.
Aziende sulla nuvola digitale sì, ma con cautela. E nel Belpaese se ne usa se possibile anche un po' di più, perché la formazione del personale in materia procede a rilento. E' quanto emerge da un’indagine di Symantec relativa all’adozione e alle percezione del "Cloud", le piattaforme di elaborazione e gestione dati online, da parte di 5.300 aziende provenienti da 38 Paesi in tutto il mondo. Le realtà produttive italiane prese in esame sono 200.
La sicurezza. Sul Cloud le aspettative delle aziende sono alte. Secondo il report, l'87% degli intervistati a livello globale (l'83% in Italia) si aspetta che il passaggio alla nuvola di fatto migliori la propria sicurezza. Un tema particolarmente sentito, e il risultato appare importante, quasi un cambio di paradigma: di fatto le aziende sentono i propri dati meno al sicuro in locale piuttosto che sul web.
Personale poco preparato. Ma a tante aspettative positive verso l'innovazione, corrisponde la realtà dei fatti: le aziende ritengono il proprio personale tecnologico poco preparato per il passaggio verso le nuvole. Nello specifico la minoranza degli intervistati a livello globale (tra il 15 e il 18%) ha valutato il proprio personale molto preparato per il passaggio al cloud. Oltre l'80% insomma al momento non saprebbe gestire le nuove tecnologie e i metodi di produzione e gestione del lavoro online. In Italia, più della metà degli intervistati considera che il
proprio personale IT non è pronto per il passaggio al cloud. Un recupero rispetto alla media mondiale, da verificare però nella pratica.
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